Violenza sulle donne: è fallimento della società
28 novembre 2021 - Tempo di lettura: 3 minuti
Categoria: Attualità e CulturaLa violenza sulla donna ha devastanti effetti sulla vita della vittima, che purtroppo si ripercuotono non solo sul benessere dei familiari, ma anche sulla serenità dell’intera comunità.
Dal 1999 il 25 novembre si celebra nel mondo la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. In questa data, l’Assemblea delle Nazioni Unite invita i governi e le associazioni internazionali a sensibilizzare l’opinione pubblica su una delle più devastanti violazioni dei diritti umani.
Nel mondo, una donna su tre subisce violenza. In Italia il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Secondo il Rapporto Istat 2019 sulle donne vittime di omicidi, delle 111 donne uccise nel 2019, l’88,3% è stata uccisa da una persona conosciuta. Per oltre la metà dei casi le donne sono state uccise dal partner attuale o dal precedente.
Nel mese di marzo 2019 la Polizia di Stato ha registrato, in media, ogni 15 minuti una vittima di violenza di genere di sesso femminile. Maltrattamenti, stalking, abusi sessuali, fino alla forma più estrema di violenza: il femminicidio.
Laddove le famiglie sono più a stretto contatto e trascorrono più tempo assieme, come avvenuto durante l’attuale pandemia, aumenta il rischio che le donne e i figli siano esposti alla violenza, soprattutto se in famiglia vi sono gravi perdite economiche o di lavoro. Man mano che le risorse economiche diventano più scarse, possono aumentare anche forme di abuso, di potere e di controllo da parte del partner.
Nel 2020 le chiamate al 1522, il numero di pubblica utilità contro la violenza e lo stalking, sono aumentate del 79,5% rispetto al 2019. Il boom di chiamate si è avuto a partire da fine marzo 2020, in piena emergenza Covid-19, ma soprattutto in occasione del 25 novembre, data in cui si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Nel 2020, questo picco, sempre presente negli anni, è stato decisamente più importante dato che, nella settimana tra il 23 e il 29 novembre del 2020, le chiamate sono più che raddoppiate (+114,1% rispetto al 2019).
Rispetto agli anni precedenti, sono aumentate le richieste di aiuto delle giovanissime fino a 24 anni di età e delle donne con più di 55 anni.
Riguardo agli autori, aumentano le violenze da parte dei familiari mentre sono stabili le violenze dai partner attuali.

Nei primi 5 mesi del 2020 sono state 20.525 le donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza; per numerose donne, la violenza ha avuto origine da situazioni legate alla pandemia (come la convivenza forzata o la perdita del lavoro).
Il nostro sistema sanitario mette a disposizione di tutte le donne una rete di servizi sul territorio, nei presidi ospedalieri, socio-sanitari e socio-assistenziali.
La prima significativa innovazione legislativa in materia di violenza sessuale, in Italia, si era avuta con l’approvazione della Legge del 15 febbraio 1996, n.66, che ha iniziato a considerare lo stupro come un crimine contro la persona e non più contro la morale pubblica.
A questa è seguita la legge n. 69 del 2019, nota come Codice Rosso, a tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.
Resta il fatto, come ribadito dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel discorso fatto giovedì, che “per uscire da questa spirale è necessario educare: educare al rispetto, educare alla parità, educare all’idea che mai la forza può costituire uno strumento di dialogo. Già nelle famiglie si deve diffondere questa educazione e poi nelle scuole, fin dalla prima infanzia”.
Alice Secci
con la collaborazione di Giulia Rota