Viki che voleva andare a scuola
27 novembre 2019 - Tempo di lettura: 3 minuti
Categoria: Libridi Cesare Agostini
E i fantasmi? Dove li mettiamo i fantasmi? Tra gli europei o tra la gente dell’altro mondo? Bella domanda. Non so nemmeno dove mi devo mettere io. Tra gli europei o tra i fantasmi?
Questa è la frase di inizio del libro Viki che voleva andare a scuola di Fabrizio Gatti, giornalista, inviato per il settimanale L’Espresso e scrittore.
Il romanzo parla di un bambino di nome Viki e della sua famiglia, clandestini provenienti dall’ Albania e rifugiati in Italia. L’incipit propone una domanda su cui riflettere: Viki deve considerarsi un italiano, quindi europeo, oppure un abitante della terra di nessuno, chiamata Terra dei clandestini?
Tutto inizia quando il padre di Viki, per problemi economici, va a lavorare in Italia lasciando moglie e figli nel paese di Lezhe, in Albania.
Dopo alcuni mesi anche Viki insieme a sua sorella Brunilda e alla mamma partono per raggiungere il papà a Milano, in Italia.
A quel punto inizia un viaggio pieno di pericoli: la travagliata traversata a bordo di un gommone di clandestini che, per colpa di una tempesta, approda in Puglia. Da qui, aiutati da una famiglia di Bari, riescono, dopo numerose traversie, ad arrivare a Milano, caotica e rumorosa, che offrirà loro un posto in una baraccopoli.
A questo punto una nuova avventura aspetta Viki: andare a scuola. Esperienza che gli darà molte soddisfazioni, nonostante la fatica degli inizi per integrarsi e per imparare una lingua nuova.
Fabrizio Gatti, con uno stile asciutto, moderno, senza fronzoli, trasmette in modo efficace le emozioni provate da Viki: la paura di navigare sul barcone clandestini nella tempesta, costretti, per mancanza di soldi, ad affrontare sopra un inaffidabile gommone le intemperie del mare; il sentirsi solo in una scuola in cui tutti parlano una lingua diversa dalla sua.
Viki però non si scoraggia e si impegna molto per imparare l’italiano, è molto bravo in matematica, il cui linguaggio universale può abbattere i muri tra le diverse lingue del mondo, facilitando il percorso di integrazione nella classe.
Dall’ Albania in Italia sono arrivate legalmente circa 153.833 persone, ma tanti altri, come Viki, per problemi di soldi non possono venire legalmente e, non essendo registrati anagraficamente, non si sa con certezza quanti siano.
In Italia non è molto facile ricevere la cittadinanza, cosi numerose persone vivono per l’appunto come “fantasmi”, cioè devono nascondersi e trovare un lavoro mal pagato e senza alcun tipo di assicurazione. Se per caso vengono “scoperti” hanno due possibilità: la prima è quella di essere rimpatriati, la seconda di restare nascondendosi, col rischio di andare in prigione, se scoperti.
Consiglio questo bel romanzo agli adolescenti a cui piacciono le storie vere, storie sofferte di attualità con cui dobbiamo confrontarci ogni giorno e su cui dobbiamo riflettere, soprattutto prima di esprimere giudizi affrettati sul fenomeno dell’immigrazione.
