Un tè verde di troppo
17 aprile 2020 - Tempo di lettura: 5 minuti
Categoria: Parole per...Era una sera di inizio maggio, non mancava molto all’estate e nella periferia di Londra iniziavano a sentirsi i grilli frinire.
Il signor Hilton Smith se ne stava come sempre adagiato sulla sua poltrona cremisi a contare i suoi denari; infatti, in molti erano a conoscenza della sua mania: era avaro, si teneva stretto ogni misero ed insignificante penny. Quel dì l’unica presente in casa, oltre a lui, era Elsie Smith, una farmacista di Edimburgo, che il conte aveva conosciuto casualmente. La gente raccontava che, dati i cinquant’anni di differenza, la donna l’avesse sposato per soldi.
Era la donna più graziosa della zona, se non dell’intera Londra, aveva lunghi riccioli castani, occhi grigi e grandi, labbra rosso sangue; quel giorno era particolarmente incantevole nel suo abito di seta glicine.
La serata stava procedendo normalmente, peccato che Hilton venne trovato morto nel suo studio. Senza indugio Mrs. Elsie chiamò l’investigatore George Oliver, uno dei migliori nel suo campo; svettava sugli altri per la sua brillantezza e furbizia.
Il sole era alto nel cielo e Oliver era appena arrivato. Senza aggiungere nulla, cominciò con l’interrogatorio: “Mi parli di ieri”.
“Certamente Mr. Oliver: era una serata come le altre, il mio caro, povero Hilton era nel suo studio; io ero nella mia stanza a leggere un libro; mio cugino, lo scienziato John Harker, era fuori città. La signorina Ilary aveva deciso di far visita ad una sua amica, è uscita alle 20:00, dovrebbe tornare questo pomeriggio”.
“Quindi, lei mi sta dicendo che l’omicidio deve essere stato compiuto da un esterno?” s’intromise Thomas Baker, l’assistente e amico medico di Oliver.
“Credo di sì, signore”.
“Bene… lo scopriremo tra non molto” concluse Oliver.
Aprirono con delicatezza la porta intarsiata, la vittima era stata portata via e stranamente si era potuta osservare la mancanza di ferite sul corpo. L’unica ipotesi plausibile: un avvelenamento. Eccolo lì, l’unico elemento sul tavolo: una tazza di porcellana celeste, all’interno del tè verde.
Domandarono con cortesia alla signora di casa se suo cugino avesse, per caso, un piccolo laboratorio; senza dire nulla la dama li guidò verso un piccolo stanzino, freddo e angusto, con qualche provetta, alcuni libri e quaderni e un piccolo microscopio.
Baker si mise al lavoro e, dopo mezz’ora, poté constatare che la causa del decesso era stata un’overdose di morfina; si guardarono negli occhi, avevano trovato una possibile sospettata, se non colpevole.
Mrs. Smith era uscita lasciando un biglietto: “Torno presto”.
Forse aveva paura?
Tornarono nello studio, Oliver cadde di schiena, scivolando su un pettinino di madreperla con incise le iniziali “E-S”, un nuovo indizio che poteva portare a pensare ad Elsie Smith.
La porta principale si aprì cigolando, questa era la sua opportunità per incontrare la moglie del defunto: “Lei è una farmacista, giusto?”
“Sì, perché?”
“Cosa userebbe per alleviare un forte dolore?” chiese Oliver con furbizia.
“Mmm… Potrei tentare con della morfina”.
“Sarebbe in grado di sciogliere della morfina, precisamente 50 mg, nel tè verde?”
“Certamente, ma penso che 50 mg siano troppi, quelli andrebbero bene per uccidere qualcuno” ironizzò lei. Solo dopo aver pronunciato tali parole, si rese conto che forse aveva detto troppo, qualcosa di inopportuno, per lo meno in quel frangente.
In quel momento aprì la porta Ilary, la nipote: l’investigatore le diede la triste notizia.
Cominciò a lacrimare: “Non avesse bevuto quel tè”.
“Il tè? Non avevo neppure accennato alla causa del decesso” pensò Oliver.
Tornò nello studio, lasciando le due donne a piangere insieme; poi gli cadde l’occhio sul diario del conte accanto alla scrivania, aprì sulla pagina del giorno precedente, questo vi era scritto:
Londra, 05/05/1891, 21:00
“Caro diario,
Ho una nipote meravigliosa, pensa sempre a me, si ricorda addirittura quale gusto di tè gradisco maggiormente prima di andare a dormire. È splendido che si porti sempre appresso il pettine di sua madre Ellen!”
Guardò l’ora accanto alla data: 21:00. Incredibile, Ilary era uscita alle 20:00. Eccolo lì, l’ultimo fatidico indizio, proprio accanto a lui: un foglietto gettato nel camino in modo che bruciasse; lo prese delicatamente, il fuoco l’aveva annerito, ma non bruciato, iniziò a leggerlo.
“Caro camino che brucerai ciò, ti scrivo per dirti che non sopporto più quel vecchio avaro e quella smorfiosa della sua mogliettina.
Ucciderò il conte con della morfina, John me l’ha già procurata.
Fingerò di uscire dalla porta principale alle 20:00, poi rientrerò dal retro. Gli porterò il tè verde, il suo favorito, lo berrà tutto d’un fiato, senza accorgersi di nulla.
La cara Elsie risulterà l’unica in casa, tutti gli indizi porteranno a lei, nessuno penserà alla dolce nipotina andata da un’amica. Verrà condannata a morte, io e John terremmo tutta l’eredità”.
Ilary
Oliver si precipitò di là: “Cara signorina, tenga il pettinino di Ellen Smith, sua madre; inoltre sono costretto a mostrarle questi due singolari scritti. Qui suo zio racconta della sua amabile nipotina, che alle 21:00 gli ha cortesemente portato del tè verde. Qui, invece, lei specifica meglio il suo piano, pensava di bruciare il testo nel camino, levandosi un pesante macigno dal cuore, purtroppo le fiamme si sono spente troppo presto”.
“Scommetto che non si aspettava che qualcuno sgretolasse il suo piano quasi perfetto…ma si ricordi bene: nessun caso resta irrisolto con George Oliver!”
Sara Calzolari
