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Tempo asciutto sulla nostra regione. Ma ricordiamo le piogge torrenziali dei mesi scorsi?

30 gennaio 2019 - Tempo di lettura: 4 minuti

Categoria: Attualità e Cultura

Sono mesi che nell’Italia del nord il bel tempo fa da padrone. La siccità sta preoccupando soprattutto gli agricoltori che si augurerebbero qualche giornata di pioggia o la neve.

Eppure qualche mese fa il maltempo aveva flagellato la nostra regione, con piogge torrenziali, venti forti e con il rischio di piena per molti fiumi. Sono state giornate impegnative sia per la popolazione dei paesi dell’alto Sebino e delle zone di montagna, sia per tutti i volontari della Protezione civile, accorsi per prestare soccorso.

Non ricordate di preciso cosa è successo qualche mese fa?

Ve lo raccontiamo noi.

A fine ottobre la forte pioggia, durata più giorni, ha ingrossato i torrenti che hanno portato nel lago d’Iseo moltissimi detriti e rami di alberi. I battelli sono rimasti bloccati nel porto in località Bersaglio a Costa Volpino, in provincia di Bergamo.

La situazione è stata tenuta sotto controllo, anche se i danni sono stati parecchi.  Decine di barche sono state danneggiate a causa del vento, che le ha spinte violentemente contro i moli a Sarnico e a Costa Volpino.

L’acqua del lago si è colorata di marrone a causa di tutta la terra portata dai corsi d’acqua e principalmente dal fiume Oglio.

Il porticciolo di Costa Volpino
Costa Volpino nella zona Bersaglio
Il lago d’Iseo visto da Riva di Solto
Il torrente Rescudio in piena a Lovere

Drammatica è stata la situazione anche nell’alta Valle Brembana.

Cinque comuni della Val Fondra sono stati isolati per frane, piante cadute e con il rischio continuo di ulteriori crolli di alberi sulla strada. Momenti di paura per gli abitanti del luogo che ancora ricordano l’alluvione del 1987.

In quel caso, infatti, l’ondata devastante del fiume Brembo aveva distrutto strade e ponti, mettendo in ginocchio per settimane l’intera valle.  Cinque erano state le vittime.

Il nubifragio di qualche mese fa ha creato grossi problemi a Branzi, rimasta senza elettricità per ore, e a Foppolo, centro sciistico importante delle Orobie bergamasche.  Alcuni alberi caduti sulla strada hanno ostacolato l’accesso alla stazione sciistica.

Diverse criticità si sono registrate un po’ ovunque nella nostra regione, soprattutto nelle zone di montagna.

Alberi sradicati dal forte vento

L’Italia è a rischio.

Quando si parla di rischio idrogeologico si fa riferimento al pericolo che in una determinata zona si verifichino eventi anomali come frane e alluvioni. Il rischio idrogeologico è quindi direttamente connesso con le caratteristiche morfologiche e idrologiche di una zona precisa, che può presentare più o meno pericoli.

Il problema dell’Italia è che risultano a rischio diversi comuni abitati.

Le regioni che presentano criticità sono l’Emilia Romagna (19,5%), la Campania (19,1%), il Molise (18,8%), la Valle d’Aosta (17%) e il Friuli Venezia Giulia (15,4%), la Toscana (11,1%), la Lombardia (9%).

Cosa fare per evitare disastri?

Per evitare questo pericolo dovremmo fermare l’eccessivo disboscamento ed effettuare manutenzioni periodiche sugli argini dei fiumi, collaudare strade, vie e ponti, chiudere le vie d’accesso più rischiose a carichi pesanti e, infine, sorvegliare le zone e le aree sovraesposte.

Il cambiamento del regime delle piogge in questi anni sta dimostrando che ci troviamo di fronte a fenomeni in grado di mettere in difficoltà tutti noi; l’impatto è disastroso, anche la vita di tutti i giorni può essere messa in pericolo da piogge torrenziali, a cui nel passato non eravamo abituati.

Il fiume Melia a Brescia

Le nostre città avrebbero bisogno di sistemi efficienti capaci di far defluire le acque in eccesso. In generale, però, bisogna riconsiderare il ruolo importantissimo della vegetazione nella prevenzione di allagamenti e frane.

Il ruolo della vegetazione nella prevenzione dei rischi di allagamento è fondamentale. In un terreno opportunatamente alberato l’acqua riesce a penetrare in profondità a una velocità 67 volte maggiore rispetto a quella che cade su un suolo erboso. Le radici creano dei veri e propri canali di scolo, perciò il terreno si comporta da spugna capace di assorbire l’acqua per poi distribuirla lentamente.

A conti fatti un albero in più è molto meglio che uno in meno. E forse è il caso di dire che molti alberi in più potrebbero fare la differenza.

Aurora Bottà, Anna Bosio, Alfredo Franceschinelli, Giada Donda

con la collaborazione di Andrea Valenti e Lorenzo Franchini