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Shoah, il sonno della ragione genera mostri

20 aprile 2023 - Tempo di lettura: 2 minuti

Categoria: Cronaca scolastica

Il 9 Febbraio siamo stati invitati alla mostra fotografica presso palazzo Zitti a Lovere intitolata “Shoah, il sonno della ragione genera mostri”.

Siamo stati accompagnati dalla nostra insegnante di storia, arrivati nella sala espositiva abbiamo incontrato Alessio Domenighini, appassionato di storia e di fotografia.

Ci ha colpito molto la sua storia: era piccolo quando vide suo padre prelevato dai fascisti e condotto a Bergamo, costretto a lavorare con turni massacranti. A causa del duro lavoro, morì giovanissimo, lasciando nella disperazione moglie e figli. Alessio, diventato grande, decise di girare per l’Europa e di documentare con la macchina fotografica il dramma della guerra, soffermandosi soprattutto nei campi di concentramento: Auschwitz, Birkenau, Mauthausen e Trieste. Ci ha colpito una frase nel suo discorso: ”Occorre far conoscere la tragedia dell’Olocausto alle nuove generazioni, attraverso il racconto di chi l’ha vissuto”.

La Mostra è composta da 30 foto, alcune rappresentano uomini e donne dietro al filo spinato, in altre abiti accatastati, in altre treni che partivano per andare nei campi o muri che isolavano i detenuti dal resto del mondo, che non sapeva e non vedeva ciò che stava succedendo in questi luoghi dell’orrore. Alcune fotografie sono in bianco e nero, altre sono a colori. 

 Guardando queste immagini e ascoltando il racconto di Alessio Domenighini, siamo rimasti molto impressionati e addolorati, perché tantissime persone hanno perso la vita per colpa dell’odio e della violenza del nazi – fascismo.

Abbiamo pensato anche alla storia di una ragazza che ai tempi aveva più o meno la nostra età, Anna Frank. Molto vivace, piena di interessi, ma anche estroversa e impulsiva, Anna rimase chiusa in un nascondiglio ad Amsterdam, poi venne deportata nel campo di Bergen – Belsen.

“Ragazze di Mauthausen, ragazze di Belsen, avete visto il mio amore? Lo abbiamo visto in uno spiazzo nudo, un numero marchiato sulla mano e una stella gialla sul cuore. Era bello e dolce il mio amore, coi suoi capelli lunghi neri cresciuti tra le sue carezze. Nessuno può sapere quanto fosse bella”.

Con questi versi bellissimi di una poesia scritta da un deportato, che abbiamo letto a commento di una foto presente nella mostra, vogliamo ricordare tutte le vittime che hanno perso la vita a causa della guerra. Persone che come Anna non devono essere dimenticate ma ricordate, perché la memoria deve essere coltivata ogni giorno.

Niccolò Valenti e Alessandro Zambetti

Foto Infiltrati speciali