Sa Sartiglia
12 giugno 2018 - Tempo di lettura: 4 minuti
Categoria: Attualità e Culturadi Victor Castangia e Samuele Schiavi
Avvicinatasi la fine del carnevale, in Sardegna, si festeggia la Sartiglia, una festa locale celebrata a Oristano, capoluogo dell’omonima provincia. Consiste nella corsa dei cavalli guidati dai cavalieri con una maschera in volto e con una spada con la quale devono infilzare una stella che si trova sospesa ad un filo lungo il percorso delineato. I cavalieri sono inoltre divisi in rioni e il numero di stelle prese decreta il vincitore della competizione. Tutta la gara è preceduta dalla vestizione de “Su Componidori”, ossia il cavaliere che apre la parata.
La vestizione viene eseguita dalle massaieddassa, che sono delle ragazze che vestono su Componidori senza che lui tocchi gli abiti, viene quindi abbigliato come se fosse un manichino. Riguardo alla storia della manifestazione, non ci sono documenti ufficiali risalenti al Medioevo o prima. Nel corso dei secoli la pratica della Sartiglia si mantenne viva dapprima come manifestazione delle classi nobiliari, poi borghesi coinvolgendo infine strati sociali prima esclusi, diventando in tal modo un’espressione di vita, di costumi e di cultura popolari. La più antica testimonianza risale al 1547, come si apprende da documenti rinvenuti nell’archivio storico di Oristano.
Nel corso del XV e XVI secolo queste manifestazioni rifiorirono sotto forma di grandi spettacoli offerti al popolo. Nel 1546 un documento cita una sortilla organizzata in onore dell’imperatore Carlo V.
In età spagnola, si pensa che in origine la corsa fosse organizzata dalla istituzione municipale e poi fu affidata ai gremi (associazioni di arti e mestieri diffuse in Sardegna). Le sette città del regno di Sardegna di età spagnola, tra cui Oristano, godevano di privilegi speciali, tra cui la possibilità di istituzione dei gremi: agricoltori, falegnami, ferrai, sarti, calzolai, figoli e carrettieri. A oggi sopravvivono le corporazioni dei contadini, quella dei falegnami e quella dei muratori. Ognuno di loro è custode della tradizione e il loro compito è far svolgere la gara in ogni condizione. Sono attivi tutto l’anno e la loro attività influisce soprattutto sulla giostra equestre.
In occasione della festività del santo patrono si rinnovano le cariche sociali e si nomina l’Oberaiu Majoris per il gremio dei contadini e il Majorale en Cabo per il gremio dei falegnami, a cui spetta il compito di scegliere Su Componidori. Ogni momento della festa è scandito dal ritmo dei tamburi e delle trombe, che servono per avvisare l’arrivo di un cavaliere, invitando così a sgomberare il percorso. Dal 1861 i trombettieri suonano le prime 6 note dell’inno d’Italia. I ritmi sono:
Il passo dei componidori: viene suonato durante la vestizione e anche durante la svestizione.
Il passo della strada: è eseguito durante la sfilata, accompagna la corsa dei capi dei gremi dei falegnami e dei contadini.
Su passu de sa gil: sulle sue note entrano in campo gli assistenti del Su Componidori.
Il passo del terzo: quando appaiono gli aiutanti del Su Componidori.
Il passo dell’altro componidori: Accompagna i capi gremio.
Il passo delle bacchette: accompagna Su Componidori che si reca dal presidente del gremio per ricevere sa pipa de maju, con cui poi benedirà la folla.
La corsa: Si esegue prima che inizi la vestizione de Su Componidori, durante la discesa dei cavalieri dalla stella, durante le pariglie acrobatiche e poi anche quando su componidori si tolgono la maschera.
Due simboli ricorrenti che appaiono nella festa sono la pippa de maju e di seguito sa spada e su stoccu. La pippa de maju è un oggetto a forma di scettro che simboleggia l’arrivo della primavera. Questo è composto da dei mazzi di viole mammole. Brandendo essa il capocorsa manifesta la sua autorità.
Su stoccu è un’asta di legno lavorato con la quale il capocorsa e su segundu cumponi si possono cimentare una seconda volta nella corsa alla stella. Essendo questa sorta di lancia più grossa rispetto alla spada, centrare la stella è più difficile e riuscire nell’impresa è considerato segno di grande forza. Ancora più raro è che lo stesso cavaliere riesca a centrare tre stelle nelle due giornate, fregiandosi della stella di platino. Dopo decenni l’impresa riuscì ad Angelo Bresciani nel 1988.
La Sartiglia non è una semplice festa di carnevale, ma una manifestazione dove convivono cultura e tradizione. Oristano diventa la “capitale” della Sardegna e qui convergono migliaia di spettatori che si lasciano trasportare da un’onda magica.
“Non podit ponni pei in terra”: Su componidori non potrà scendere a terra fino alla sua svestizione, perché qualunque contatto diretto con la grande madre terra comprometterebbe un anno intero di lavoro e la città intera.
Allora, che la magia continui!
