Riflettori accesi sulla Scala di Milano e la Fenice di Venezia
12 dicembre 2021 - Tempo di lettura: 5 minuti
Categoria: Attualità e CulturaCon il Macbeth di Giuseppe Verdi, diretto dal M° Chailly, si è aperta trionfalmente nei giorni scorsi la stagione del Teatro alla Scala di Milano, vero e proprio tempio della musica italiana. Più che concentrarci sulle caratteristiche dell’opera verdiana, abbiamo deciso di entrare nel teatro alla ricerca di curiosità, mettendolo infine a confronto con un’altra meraviglia italiana, La Fenice di Venezia.
La Scala è un teatro d’opera molto importante di Milano; da 243 anni ospita artisti, che mettono in scena balletti, e orchestre che eseguono pezzi di musica classica e operistica. Il progettista di questo magnifico teatro fu Giuseppe Piermarini, che si ispirò al teatro di corte della Reggia di Caserta del Vanvitelli e al Teatro San Carlo di Napoli.
Dal 1778, quando fu costruito, esso fu il luogo in cui si esercitava l’orchestra, il coro che prende il nome dal teatro e una compagnia di danza classica (corpo di ballo). Inoltre in questo periodo ci si riuniva lì anche per fare dei giochi d’azzardo.
La Scala sorge sulle ceneri del Teatro Ducale, distrutto nel 1776 da un incendio. Essa può ospitare fino ad un massimo di 2007 spettatori. Il progettista ha creato una cassa di risonanza naturale di legno, così da avere un’acustica perfetta in tutta la sala.
La Scala diventa un punto di riferimento importante in occasione della festa di Sant’Ambrogio a Milano, che si celebra il 7 dicembre e apre ufficialmente la stagione operistica.
Ogni anno, per il giorno del Patrono, viene presentata un’opera differente, di solito la scelta ricade sul repertorio di Verdi, musicista ammirato dai milanesi e non solo.
La Scala si occupa pure di formazione per i professionisti dello spettacolo, grazie alla Direzione Scuole Formazione. Qui si tengono corsi di musica, danza, palcoscenico, management.

Il teatro La Scala visto dall’esterno

L’interno del teatro
La Fenice, invece, si trova a Venezia e nell’Ottocento sono state qui eseguite importanti opere di Gioacchino Rossini, Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti e Giuseppe Verdi.
Il teatro prende il suo nome dall’uccello mitologico “fenice” che rinasce sempre dalle proprie ceneri dopo la morte. In effetti la storia della Fenice ricorda quella del leggendario volatile.
Nel 1773 l’edificio fu completamente distrutto da un incendio. Nel 1792 si costruì l’odierno Teatro La Fenice. Nel 1836 bruciò nuovamente e fu ricostruito solo un anno dopo con uno stile neoclassico. Nel 1996 un rogo di natura dolosa lo distrusse del tutto. Nel 2003, dopo molti anni necessari per la ricostruzione, il teatro fu riaperto al pubblico.

I meravigliosi interni della Fenice
I nostri insegnanti di strumento sono stati in questi teatri, due di loro si sono pure esibiti lì, provando grandissime emozioni a suonare in questi due prestigiosi templi della musica.
Una curiosità riguardo alla Scala ci è stata riferita dal nostro insegnante di tromba, Paolo Bettoli. Anni addietro, nei tempi morti tra una prova e l’altra, in un’aula adibita a camerini, gli orchestrali si riposavano e si confrontavano parlando di musica e altro, a parte l’insegnante di fagotto che preparava pazientemente e con cura le ance per il suo strumento, senza curarsi delle chiacchiere dei colleghi.
La nostra professoressa di musica, Silvia Cretti, cantante lirica, si è recata a Milano per fare delle audizioni, questa esperienza per lei è stata meravigliosa.
Mentre aspettava il suo turno, è andata dietro al palcoscenico e ha scoperto un mondo che lo spettatore non vede. Infatti ci sono camerini, la sartoria, il magazzino per i costumi, moltissime parrucche, la parrucchiera, tante scenografie diverse…
Nel retro del palco ci sono cinque piani con delle funi che servono per allestire le scenografie. In teatro lavorano, oltre ai musicisti, muratori, elettricisti e altre figure specializzate. È un “universo” nascosto ma necessario per l’allestimento di opere e balletti, altrettanto importante quanto gli artisti che si vedono sul palco.
Ultimamente sono state organizzate iniziative per far conoscere l’opera: mini concerti si sono svolti in parecchie aree di Milano, anche in aeroporto.
La nostra professoressa ha fatto audizioni pure a Venezia ma non ha avuto la possibilità di vedere l’interno del teatro, dato che i provini si svolgevano in un altro palazzo.
Entrare in questi luoghi è un’esperienza unica che lascia senza fiato! È la magia del teatro, difficilmente traducibile con le parole.
Per concludere è d’obbligo un accenno al teatro bergamasco Donizetti.
Esso ha una capienza massima di 1154 posti. Progettato da Giovanni Francesco Lucchini, fu inaugurato il 24 agosto 1791. Ma il sogno durò pochi anni: infatti anch’esso fu distrutto da un incendio. L’architetto Lucchini fu incaricato di ricostruirlo e fu riaperto il 30 giugno 1800. L’intitolazione a Gaetano Donizetti arrivò nel 1897, in occasione del centenario della nascita del compositore.

Recentemente ha ricevuto un’imponente opera di “restyling” costata 18 milioni di euro.
I lavori hanno interessato tutta la struttura. Il cantiere del Teatro Donizetti si sarebbe dovuto concludere nei mesi estivi del 2020 ma si è dovuto fermare a causa della pandemia. Il cantiere ha comunque collezionato dei primati in termini numerici: ci hanno lavorato in media 50 persone al giorno, numero che è aumentato arrivando a 80 nell’ultimo periodo, per recuperare i ritardi.
Lasciamoci rapire allora dalla magia del teatro, per vivere un’emozione unica e indimenticabile.

Giulia Rota e Giulia Bettoni