Ridiamo vita alle antiche dimore loveresi
4 maggio 2022 - Tempo di lettura: 4 minuti
Categoria: Attualità e CulturaA Lovere sono presenti molte ville antiche, di cui si sa veramente poco. Ed è un peccato perché esse hanno delle storie particolari che andrebbero conosciute. Per storia, struttura loro o altro sono state importantissime per il nostro comune.
In questo articolo analizzerò due case dalla storia affascinante, che hanno caratterizzato il nostro paese: una è Villa Gregorini, è vicina a Castro ed è stata stupenda (adesso un po’ meno). L’altra, palazzo Bazzini, è stata la dimora di una delle più antiche e prestigiose famiglie di questa zona. Lì hanno vissuto musicisti, soldati, generali. Più avanti, nei prossimi articoli, ci occuperemo anche di altre dimore loveresi.
Villa Gregorini è stata costruita a fine ‘800, e fa parte delle residenze risorgimentali costruite tra Lovere e Bossico nel periodo post unitario per volere di Giovanni Andrea Gregorini, imprenditore, cavaliere del lavoro e Deputato del Regno d’Italia. È opera del famoso architetto Antonio Tagliaferri di Brescia, che ha progettato famose case nel territorio bresciano, come la Villa Zanardelli. Sul lago di Garda a Toscolano Maderno suo è il Castello Bonoris a Montichiari, la risistemazione del Palazzo della Loggia a Brescia e molti altri…
Trasferitosi dalla Vallecamonica, aveva acquistato e riorganizzato la ferriera di Lovere (già fabbrica di armi e cannoni durante il dominio Veneto, che è oggi la Lucchini) facendone il maggior centro siderurgico della zona e legandolo all’attività estrattiva del materiale ferroso, di cui lo stesso Gregorini deteneva il monopolio in Valle.

La magnifica casa è da tempo sul mercato, in attesa di qualcuno che possa riportarla all’antico splendore. Purtroppo è in un totale stato di abbandono e necessita di interventi di manutenzione pesanti, anche strutturali. Il parco che la circonda è lasciato a se stesso e, al suo interno, si trovano dei corpi di fabbrica/accessori come le vecchie stalle, diventate poi foresteria ed infine la casa del custode. Il parco è delimitato da un muro di cinta in pietra di Castro, estratta in località Gre, e da recinzioni metalliche molto elaborate che culminano nel gran cancello sulla strada. All’interno si riconoscono spettacolari alberi secolari.

La famiglia Bazzini è molto più antica: infatti, il suo arrivo a Lovere è documentato intorno al XIV secolo. Raggiunse ricchezza e notorietà grazie all’industria del panno e della lana e entrò subito nelle grazie della famiglia Farnese (Signori e Duchi di Parma).

Il loro potere si estendeva anche su un piccolo esercito, utilizzato nelle numerose guerre che si consumavano all’epoca. Per esempio nella guerra del Friuli accanto alla Repubblica di Venezia a inizio ‘600 – contro gli austriaci. In questo caso, considerata la loro vittoria, il loro aiuto fu ricambiato con mezzi economici con cui costruirono il palazzo presente a Lovere.

Parlando nello specifico della villa, non si sa bene chi sia l’architetto ma si pensa che sia stata opera di una persona che frequentava i Duchi di Parma, data la similitudine degli affreschi con quelli dei palazzi dei Farnese. Il palazzo-fortezza ha la forma ad “U” (forse per ricordare proprio il palazzo dei Farnese a Roma). Adorno I fu colui che iniziò la costruzione del palazzo e fu fatto anche conte lateranense – sempre dalla famiglia Farnese. La famiglia ebbe anche due famosi musicisti che ebbero una certa fortuna e risonanza presso le corti dell’epoca e vengono tuttora suonati da importanti direttori d’orchestra di fama mondiale. Ad esempio Natale Bazzini fu maestro di Cappella a Venezia, mentre Francesco Bazzini operò a Modena e a Vienna nel XVII secolo.
Purtroppo la famiglia si è estinta nella metà del ‘900 e l’ultima persona che visse nel Palazzo fu Giuseppina Bazzini fino agli anni ‘60. Lei vendette la villa alla Curia Bresciana, ma da lì iniziò un lento degrado e abbandono… Per esempio sono spariti due alabardieri dipinti di fianco al portone datati fine ‘500.
Fortunatamente in questi mesi si è avviato un importante restauro del palazzo, sono ben in evidenza i ponteggi sulla facciata esterna che dà verso la basilica di S. Maria e l’oratorio. Sicuramente quando il lavoro sarà terminato, il palazzo potrà essere ammirato dai residenti e dai turisti che visitano il nostro paese in tutto il suo splendore.


Per concludere, queste due ville sono state molto belle e hanno il diritto ora di esserlo ancora. Per il restyling di Villa Gregorini servirebbe un benefattore privato o una società che la trasformasse in un cinema, oppure in un museo, un centro congressi etc. Inoltre il suo immenso parco, se curato e attrezzato in modo adeguato, potrebbe diventare uno spazio ricreativo importante, in grado di completare la zona del nuovo Porto turistico, che è stata creata diversi anni fa, dove prima c’era un’area degradata e lasciata andare.
Luca Macario