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Questo non è amore

25 novembre 2020 - Tempo di lettura: 4 minuti

Categoria: Attualità e Cultura

25 novembre: giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Da bambina mi piaceva tanto giocare con le bambole, Ken amava Barbie e faceva di tutto per renderla felice, quanti racconti fantasiosi mi venivano in mente; ero talmente contenta e spensierata. Pensavo a quando sarebbe arrivato il mio turno, avrei trovato il grande amore della mia vita e sarei stata Barbie, avrei tenuto i miei sogni tra le mani.

Invece quel roseo desiderio è volato via come un palloncino, anzi, mi è scoppiato davanti agli occhi.

Ma tu mi ami, tu sei il mio grande amore, me lo ripeti sempre, hai solo un carattere turbolento, ma io sono il tuo tesoro, quindi non fa nulla, è solo un brutto periodo, soltanto quello.

Sono nel buio della cucina, rintanata in un angolo, quando varchi la soglia; c’è qualcosa che non va, lo percepisco nei tuoi passi, nei tuoi movimenti, perfino nel tuo sguardo.

No, per piacere, non guardarmi così, con quell’astio negli occhi.

Non di nuovo, ti prego. Sento ancora le tue mani addosso dall’ultima volta.

I brividi, quelli che mi percorrono tutto il corpo, scivolano sopra i lividi, quelle macchie violacee che sembrano essere ormai parte della mia carnagione.

Ti vedo avvicinare sempre di più, alzare le braccia minacciose contro di me, ho paura, cerco di farmi piccola piccola, di accartocciarmi contro il muro freddo, di sparire.

Non urlo, non ho più voce, anche se ce l’avessi resterei in silenzio; questo è il mio inferno, ma non so nemmeno io cosa ho fatto per meritarmelo.

Le lacrime si seccano, restano intrappolate nei miei occhi lividi, sento una morsa stringermi.

Questa volta non è come le altre, lo sussurra quella vocina perennemente presente nella mia testa, persino la mia coscienza ha la tua voce.

Cinque dita si soffermano sull’incavo della mia gola; una stretta, una stretta ferrea, soffocante.

Il respiro è sempre più fievole, eppure tu non smetti, continui quasi divertito.

I miei polmoni sono stanchi, pesanti, non riescono più a compiere il loro lavoro, i miei occhi vedono sfocato, vogliono chiudersi. Il mio cuore si ribella al mio volere, i battiti rallentano, stanno cessando debolmente. Non riesco più a formare un pensiero di senso compiuto, le parole ruotano nel mio cervello in stormi.

Vedo una bambina. Sta correndo nella sua cameretta con due bambole in mano, si butta sul tappeto canticchiando: “Chissà quando troverò il mio principe azzurro?”.

Una donna si avvicina e le carezza la testa dolcemente: “Un giorno lo troverai tesoro, un giorno”. Sorride nuovamente, ma allo stesso tempo si fa più seria: “Prometti bimba mia che starai sempre attenta, se un giorno qualcuno ti farà del male verrai da me, ok?”

La figlia ricomincia a saltellare: “Certo mamma!”

“Ok piccola, ti credo” annuisce “Ti voglio bene”.

“Anche io mamma!”

Sorrido, con le mie ultime forze. Avessi mantenuto fede a quella promessa!

Sento che sto lasciando questo mondo, divenuto ormai troppo stretto per me. Vedo mia madre che chiama il mio nome.

La stretta diventa più debole e mi sento scivolare sulle piastrelle gelide, un tonfo lieve, il pavimento non è poi così freddo, mi lascio avvolgere dal calore dei termosifoni accesi. Fuori ha iniziato a nevicare, una di quelle serate che mi piacciono così tanto, proprio un bel momento per lasciare il mondo, ironia della sorte!

Sento le tue grida e i tuoi lamenti: “Amore, torna da me, ho sbagliato!” Sono parole vuote, non hanno più alcun senso, oramai è troppo tardi.

Guardo la figura della donna che mi ha cresciuto, era da così tanto che non la vedevo. 

Con la mano mi fa cenno di seguirla.

Mi alzo da terra e mi incammino in una nuova luce.

Negli ultimi anni il tasso di femminicidi si è alzato sempre di più, ci sono ancora molte donne che hanno paura, si sentono oppresse a causa di violenza domestica, insulti costanti, molestie, abusi fisici e psicologici. Sono terrorizzate dal testimoniare con la verità, temendo le conseguenze.

Questo non è amore.

Il mio breve racconto è un messaggio soprattutto rivolto a voi, giovani uomini che state crescendo.

Amate le vostre compagne e rispettatele sempre; se loro non faranno ciò con voi lasciatele andare, ma non vendicatevi con la violenza.

Fate in modo che questa giornata, 25 novembre, non debba esistere più, che il femminicidio, la misoginia e qualsiasi forma di sopruso sia solo un brutto ricordo del passato.

Non ritenetevi mai superiori a causa della vostra forza fisica, perché ricordate: “La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci” I. Asimov.

Sara Calzolari