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Per questo mi chiamo Giovanni

23 maggio 2021 - Tempo di lettura: 3 minuti

Categoria: Attualità e Cultura

Il libro “Per questo mi chiamo Giovanni” di Luigi Garlando (Edizioni Bur Rizzoli) parla di un ragazzo che si chiama Giovanni che, come tutti, va a scuola. Qui c’è un bullo che ruba i soldi, minacciando i suoi compagni con un coltellino nella tasca, Giovanni però non dice niente a suo padre dell’accaduto. Il giorno del suo decimo compleanno, suo padre gli fa un regalo speciale, non lo porta a scuola bensì in giro per Palermo, spiegandogli il perché lo ha chiamato Giovanni.

Il suo nome gli è stato dato in onore di un uomo che ha lottato contro la mafia, era un suo amico, si chiamava Giovanni Falcone.

I due andarono in luoghi importanti e significativi della città, quella Palermo in cui Giovanni Falcone, avvocato e magistrato, aveva vissuto e lottato contro la mafia, sacrificando la sua vita e rinunciando a tante cose importanti, come quella di non avere figli, perché sapeva il rischio che stava correndo.

Giovanni Falcone girava sempre con la scorta e viveva segregato in casa. Un giorno, tornando a Palermo, nel tratto autostradale in prossimità di Capaci, ci fu un attentato. 500 kg di tritolo posero fine alla vita del giudice, di sua moglie Francesca e di tre agenti della scorta.

Nel libro il piccolo Giovanni apprende da suo padre cosa è la mafia, i metodi utilizzati da questa pericolosissima organizzazione criminale. Tra gli altri, vi è l’intimidazione, usata dai mafiosi per riscuotere il pizzo dai commercianti. Il bambino viene a sapere che anche suo padre era stato minacciato, ma con grande coraggio e rischiando la vita era riuscito a denunciare il boss che gli aveva fatto esplodere il negozio in cui lavorava.

Giovanni, dopo essere tornato a casa, decide di andare dalla sorella di Giovanni Falcone, Maria.

Lei gli racconta che un giorno, quando Giovanni era piccolo, a scuola accadde un fatto, venne rubato un motorino e il preside chiese ai ragazzini se sapevano chi fosse stato. Nessuno parlò, tranne uno e quando il preside chiese come si chiamava, lui rispose “Giovanni Falcone”. Già da piccolo Giovanni era un bambino onesto, coraggioso e convinto che la correttezza e la sincerità fossero importanti.

Da questo fatto Giovanni decide di denunciare il bullo della sua scuola, schierandosi dalla parte dei più deboli, delle vittime indifese.

Nel libro si narrano due storie, una ambientata ai giorni nostri e l’altra che si snoda tra la fine degli anni ‘80 e gli anni ‘90.

Il messaggio che trasmette questo romanzo è quello di essere sempre se stessi, rispettando la legge, anche a costo di morire. Giovanni Falcone, ma anche il piccolo Giovanni, sono esempi di coraggio, onestà, tenacia, determinazione. Esempi di fedeltà, giustizia e tenacia che devono guidarci nella vita di tutti i giorni.

Questo libro mi è piaciuto perché la mafia, come tutte le cose negative, deve essere combattuta già da quando si è piccoli, perché solo così potremo crescere con dei valori veri che ci aiuteranno a diventare grandi e a percorrere la nostra vita.

“Io vado nelle scuole perché si può combattere fin da piccoli.

Anzi, le battaglie più importanti si vincono proprio in questa età”.

Consiglio questo libro a tutti, pure ai bambini delle elementari, per far capire di fare attenzione al mondo là fuori, perché esistono persone che ti coinvolgono in situazioni negative e poi diventa difficile uscirne. Il libro mi è piaciuto tantissimo perché ci dà una lezione di vita, bisogna essere sempre corretti, onesti perché solo così si potrà avere un mondo più giusto. 

Giovanni Amighetti

23 maggio 1992 – 23 maggio 2021

In ricordo del Giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.