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Nerd? Geni? Secchioni? No, plusdotati

22 giugno 2026 - Tempo di lettura: 3 minuti

Categoria: Attualità e Cultura

Circa il 5% degli studenti italiani hanno un quoziente intellettivo maggiore di 130, ma che cosa vuol dire?

La parola “plusdotato” deriva dal latino “dotare”, con lo stesso significato italiano, sommato al prefisso “plus”, ovvero “di più, in maggior quantità”. Quindi, per definizione, un plusdotato è una persona, come già detto, con un quoziente intellettivo superiore alla media, che è circa 100 in tutto il mondo.

E qui sorge spontanea una domanda: come si calcola il QI?

Molte persone potrebbero affidarsi ai test fatti online e controllati poi dagli algoritmi, ma la maggior parte delle verifiche presenti su Internet occupano spesso solo un piccolo posto negli effettivi esami compiuti per calcolare il quoziente intellettivo. Infatti, il QI non ha un nome casuale: la “I” sta per intellettivo, cioè “dell’intelligenza”, mentre la “Q” sta per quoziente, che indica l’operazione di divisione. Essa, in particolare, ricorda che il QI è una media di valori, ma non solo. Difatti, un test per calcolare il QI non deve solo essere fatto per intero e nel migliore dei modi, ma deve essere anche letto da persone qualificate, che devono essere le stesse che hanno condotto i test e non algoritmi creati per l’occasione.

Ed è per questo che molti plusdotati non sono riconosciuti come tali: molti psicologi non riescono a leggere in modo appropriato i risultati dei test.

Oltre a questo problema, molte persone “gifted”, termine inglese che sta per ‘plusdotato’ e prediletto dagli esperti, non possono fare i test per la mancanza di soldi o tempo, per la troppa distanza rispetto ai centri specializzati o per la disinformazione.

Ora, un dubbio che può sorgere spontaneo è quello sull’utilità della certificazione, predisposta dopo i test.

Essa serve soprattutto alle scuole, nelle quali il team docenti raccoglie tutti gli elementi necessari per la scrittura del PDP (Piano Didattico Personalizzato) per BES (Bisogni Educativi Speciali), che può conferire agevolazioni all’alunno, come l’esonero da certi compiti o interrogazioni. Oltre questo, i plusdotati hanno bisogno di attività stimolanti, perché si rischia che perdano interesse nella scuola e nelle relazioni interpersonali.

Le caratteristiche sociali di un gifted sono spesso difficili da comprendere, perché molto contrastanti tra loro.

Il gifted ha un pensiero arborescente, cioè che non si sviluppa linearmente come quello di un individuo medio, una capacità di assorbimento e rielaborazione delle informazioni impressionante, un’attenzione chirurgica ai dettagli, un pensiero intricato e una curiosità atipica, che lo porta spesso a fare domande anche stuzzicanti per sapere sempre di più.

Spesso c’è anche un senso di giustizia elevato, come quello di autocritica, e una forte discrepanza tra il livello intellettivo, molto avanzato, e quelli motori e/o emotivi.

La plusdotazione si può spesso presentare congiunta a disturbi come l’ADHD, generando una condizione di “doppia eccezionalità”.

Un plusdotato è una persona fuori dal coro, che può sembrare un robot freddo, insensibile e ‘snitch’ ed è proprio per questo che spesso viene escluso dalla società. Ma questo è un errore da non commettere, perché dietro queste apparenze si nascondono spesso grande sensibilità, creatività e un modo diverso di osservare il mondo. Comprendere e valorizzare queste differenze significa costruire una comunità più inclusiva, in cui ciascuno possa esprimere al meglio le proprie potenzialità.

Mattia Romele