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Marco, l’agricoltore immortale

10 febbraio 2021 - Tempo di lettura: 3 minuti

Categoria: Cronaca scolastica

Questa è la storia di Marco, un agricoltore immortale.

Vive da così tanti secoli che non basterebbe un’enciclopedia per raccontare di lui.

Noi lo abbiamo conosciuto a scuola attraverso un progetto dal titolo “Biocoltiviamo”, e ve lo vogliamo presentare.

Marco nasce nel lontano neolitico, non si sa dove, da una famiglia nomade che non possiede nulla se non ciò che offre la natura (semi, bacche…) e cresce cibandosi dei frutti della terra.

Un giorno, giunto in un territorio rigoglioso, dove piove spesso e il cibo abbonda, si ferma a lungo e inizia a capire che alcune piante sono migliori di altre, sono “forti” e, se colte e ripiantate, continuano ad offrire frutti.

Così, dal semplice gesto di scavare un buco nella terra per infilarci un seme, crescono alimenti in grado di sfamare sempre più persone.

Marco non è più costretto a spostarsi da luogo a luogo; costruisce, ormai adulto, una casa con legno, fango e, come lui, si comportano tanti amici.

Marco, non si sa per quale miracolo, non invecchia mai; vuole conoscere il mondo, osserva ogni giorno la terra che gli è amica e gli permette di vivere.

Un giorno la terra gli appare “triste e sofferente”, sembra “stanca e spenta”. Che fare?

Marco, ormai abile coltivatore, capisce che il terreno necessita di un aiuto e, sperimentando, trova nella bruciatura dell’erba, nella cenere e nel maggese una valida soluzione.

Concimando le aree in cui continua nei secoli a spostarsi, il nostro contadino immortale giunge in Italia. Siamo ormai nel 1900, nella seconda metà del 1900, e la lavorazione dei campi è supportata da fertilizzanti, macchinari e attrezzi sempre più specifici ed efficienti.

Marco è perplesso, a volte trova che il progresso “sia andato troppo avanti”. Aratura, fresatura, semina, sarchiatura, … sono le tappe che anticipano la “festa” del raccolto. Che bello godere dei frutti della terra!!!

Sente perciò il desiderio di tornare alle origini. È nostalgico della tradizione, del cibo che deriva da coltivazioni su terreni non contaminati da prodotti chimici, lavorati con concimi e antiparassitari di origine naturale.

Certo le quantità prodotte sono minori, lo sforzo dell’uomo è maggiore, ma gli alimenti sono di qualità: sani, nutrienti e saporiti.

Un giovane agronomo, chiacchierando con Marco davanti a un buon bicchiere di vino, lo informa che la tendenza moderna è ritrovare il passato e usa un termine specifico per sottolineare questo processo: biologico. Ora Marco è di nuovo felice. È contento di sapere che tanti coltivatori lavorano i campi con amore, per ricavare frutta e verdura squisita e naturale.

Marco assaggia e ritrova i gusti di quand’era giovane e si sente soddisfatto. Sta bene; è davvero destinato a vivere in eterno? Potrà un giorno ritrovarsi su Marte? Sicuramente la prima cosa che l’uomo dovrà realizzare su un pianeta diverso dalla Terra sarà un orto. Senza cibo non si vive. Nessuno è in grado di spiegare l’eterna immortalità di questo agricoltore. Tantomeno noi alunni.

Abbiamo però certamente compreso che coltivare e consumare in modo sostenibile e responsabile può allungare la vita.

Alunni della 1^A

Scuola secondaria di I grado

Alcuni lavori realizzati dai ragazzi nel corso del progetto Biocoltiviamo