L’omino losco di Infiltrati
7 marzo 2023 - Tempo di lettura: 2 minuti
Categoria: Cronaca scolasticaOggi voglio raccontarvi la storia di un simbolo che ci rappresenterà da qui in avanti.
Tutto è iniziato un mercoledì pomeriggio quando la Content Creator Giorgia Spatti ci ha detto a lezione: “Ragazzi, oggi dovrete scatenare la vostra fantasia e pensare a un logo che dovrà rappresentare il vostro giornalino. Il disegno migliore verrà selezionato come simbolo di Infiltrati Speciali”.
Tutti noi ragazzi ci siamo armati di fogli, pennarelli, matite e colori e abbiamo messo nero su bianco tante idee nella speranza di poter concretizzare qualcosa di originale.
Dopo una miriade di fogli buttati e scritte bocciate, ho avuto un’idea, ispirandomi alla scritta Infiltrati Speciali e soffermandomi proprio sulla parola “Infiltrati”. Ho pensato: “Mmm… Infiltrati… Infiltrati… cosa mi fa pensare? Cosa mi dice questa parola? Qualcuno che è alla ricerca di informazioni, di cose da raccontare come… come un detective!”
Da questo spunto, ho iniziato a disegnare un abbozzo del classico detective, con un cappello, un paio di occhiali da sole e il colletto di un cappotto. Mancava però la scritta, perciò ho pensato di usare lo stile corsivo, che abbiamo “studiato” in questi anni a scuola nelle lezioni di calligrafia.
Dopo qualche ritocco e miglioramento, ho consegnato definitivamente il mio lavoro.
Qualche settimana dopo la professoressa Monica Adamo, durante una lezione pomeridiana, ci ha detto: “Il logo è stato finalmente scelto… facciamo un applauso a Martina, che ha avuto l’idea del detective. Complimenti!”
In redazione tutti si sono complimentati con me, facendomi un grande applauso, io nel frattempo mi guardavo intorno ancora incredula, emozionata e contenta.
Da quel giorno il simbolo ufficiale di Infiltrati Speciali è un detective, a cui è stata aggiunta una piuma azzurra, simbolo della scrittura, sul cappello.
Secondo l’esperta Giorgia Spatti, che ci ha guidato nel lavoro, la scelta è stata complessa, perché anche i lavori dei miei compagni erano veramente belli.
Martina Mezzadri

