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La scuola S.B. Capitanio di Lovere

26 luglio 2018 - Tempo di lettura: 6 minuti

Categoria: Attualità e Cultura

Tra passato e presente

Bartolomea Capitanio nacque il 13 gennaio 1807 ed era figlia primogenita di Modesto e di Caterina Canossi di Lovere. Da piccola faceva già piccoli lavori a scopo di bene, divenuta più grande interpretò nel sorteggio della pagliuzza più lunga, proposto in una ricreazione dalla maestra, la chiamata alla santità e rispose con una decisione sicura: «Voglio farmi santa, gran santa, presto santa». Trascorse quattro anni nel Convento delle Clarisse di Lovere per completare gli studi e altri due anni come educatrice. Ritornò in famiglia con i genitori e la sorella Camilla a diciassette anni, nel 1824, decisa a vivere a fondo l’esperienza cristiana. Si inserì nell’attività parrocchiale, sostenuta dal suo direttore spirituale don Angelo Bosio e dal parroco Barboglio, che colsero in lei una non comune disponibilità a rendersi utile nella famiglia e nel paese. Nel 1826 divenne direttrice ed economa.

Caterina Gerosa nacque a Lovere nel 1784. Crebbe in un contesto profondamente cristiano, coltivò con entusiasmo la sua vita di fede, forza e serenità per affrontare le contraddizioni e le prove familiari. Ben presto, infatti, perse suo padre e in seguito la madre venne allontanata da casa dagli zii. Con il progresso degli anni, Caterina vide la sua famiglia assottigliarsi sempre più finché rimase sola con una zia. Quando aveva circa quarant’anni, nella sua vita irruppe la giovane Bartolomea Capitanio, appena uscita dal Convento delle Clarisse, fresca di studi e con audaci programmi di carità cristiana. Frequentò l’oratorio che Caterina aveva avviato nella sua casa e con lei si occupò dei malati dell’ospedale, aperto in un edificio donato dagli stessi Gerosa. In Caterina, pur così diversa per età e per indole, Bartolomea vide infine la compagna ideale per realizzare il progetto di un istituto tutto fondato sulla carità, capace di soccorrere i tanti bisogni del tempo e di ogni tempo.

La scuola fu aperta nel 1825 da Bartolomea Capitanio nella sua casa paterna, perché sentiva il bisogno di insegnare alle bambine orfane e di curare gli ammalati; in seguito fu trasferita nella casa del parroco, e poi collocata nella Casa Gaia (chiamata “Conventino”) al momento della fondazione dell’Istituto. Bartolomea Capitanio ne fu la fondatrice ed anche la prima insegnante. La Scuola del Conventino, anche se all’inizio era solo femminile e aperta alle prime classi, si affermò ben presto come una delle più rinomate istituzioni di Lovere. La scuola restò nella sede del Conventino fino al 1835, anno in cui fu trasferita dal Comune nei locali delle scuole in via Cesare Battisti.

Nel 1863 il Comune di Lovere affidò alle Suore di Carità l’intera scuola elementare comunale di Lovere e la scuola di Bartolomea divenne quindi “comunale”. In seguito, furono aggiunte le classi successive. Nel 1912, poiché le classi comunali erano diventate numerosissime, al Conventino tornò a sorgere la scuola elementare privata. Nel 1950, con la canonizzazione di Bartolomea Capitanio e della sua prima compagna Vincenza Gerosa, la scuola del Conventino fu ufficialmente denominata “Scuola S. B. Capitanio”.

Attraverso tutte queste trasformazioni, la scuola ha mantenuto lo spirito delle origini: quello di promuovere la crescita integrale degli alunni attraverso gli apprendimenti propri della scuola primaria. Attualmente la scuola primaria paritaria “S. B. Capitanio”, situata a Lovere in via S. Gerosa 14, offre al territorio un servizio pubblico.

L’edificio comprende molte aule, tra le quali la biblioteca, l’aula di teatro, l’aula di informatica e l’aula di inglese. Da pochi anni esso è stato ristrutturato: l’hanno dipinto di giallo, le ringhiere delle scale sono state rifatte e pitturate di grigio, nel quarto e ultimo piano hanno creato una stanza per il laboratorio di teatro e per varie attività, la biblioteca e, spostando la mensa, hanno recuperato uno spazio più grande e luminoso da adibire come refettorio. La nostra esperienza alla scuola paritaria è stata stupenda, in particolare il laboratorio di teatro ci  ha coinvolto molto, ci ha dato la possibilità di lavorare tutti insieme e di mettere in scena ogni anno uno spettacolo diverso.

Abbiamo intervistato la direttrice della scuola, Suor Maria Elisa, e la nostra maestra, Franca Bertoletti.

Da quanti anni è in questa scuola?

Sono in questa scuola da 10 anni, 9 come direttrice.

Le piace questo lavoro?

Sono contenta di essere nella scuola e di occuparmi, insieme agli insegnanti, al personale e alle suore con cui collaboro, della crescita dei bambini, sia per l’apprendimento sia nelle relazioni con gli altri.

Cosa ne pensa della nuova ristrutturazione?

Penso che avere tutti gli ambienti in un unico edificio sia funzionale per chi si deve spostare e aiuti a sentire e vivere la scuola in modo meno dispersivo. Aver spostato la sala mensa all’ultimo piano permette poi una vista panoramica splendida!

Insegna anche qualche materia?

Insegno religione, ma ho anche supplito le insegnanti nelle diverse discipline e mi sono occupata del sostegno. In queste circostanze ci vengono in aiuto le suore di Cascina Marièt che mi sostituiscono nelle ore di religione.

Vorrebbe vivere da suora senza avere la responsabilità di dirigere un istituto scolastico?

Essere direttrice comporta una serie di responsabilità che non sono piacevoli. Me se penso alla scuola come una comunità di persone, insegnanti, suore, genitori, che hanno a cuore il bene dei bambini e insieme lavorano, custodiscono, propongono, condividono le fatiche e le gioie, allora essere direttrice è un lavoro che arricchisce molto, per gli incontri e le occasioni di crescita che si vivono.

E alla maestra Franca Bertoletti abbiamo posto queste domande:

Le piace il suo mestiere?

Moltissimo. Fin da bambina giocavo “a maestre” nella mia cucina, fingendo di avere degli alunni di fronte a me, e chiamavo “bidella” mia mamma… aiuto dei piccoli a crescere, ma intanto mi educo anch’io e custodisco quella bambina che c’è in me.

Qual è la materia che preferisce insegnare?

Italiano. Le parole sono affascinanti e permettono di metterci in relazione con gli altri.

Da quanti anni svolge questo lavoro?

Questo è il 27esimo anno!

Cosa l’ha spinta a entrare nel mondo della scuola?

Non so… credo sia una specie di “vocazione” che chiama ognuno di noi a svolgere quel lavoro.

Qual è il laboratorio che le piace di più da fare svolgere ai suoi alunni?

Sicuramente quello musicale, in cui vengono considerati più aspetti: la danza, il corpo e l’utilizzo di vari strumenti. Anche da piccola adoravo cantare e mi piaceva suonare il flauto.

Anna Bosio e Vittoria Bettoni