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La scacchiera di Morci: una storia di amicizia, coraggio e memoria

1 luglio 2026 - Tempo di lettura: 5 minuti

Categoria: Libri

Qualche settimana fa, a fine quadrimestre, abbiamo avuto la fortuna di incontrare e conoscere l’archivista e scrittore Bernardino Pasinelli che, insieme all’autrice Emanuela da Ros, ha scritto un libro bellissimo che tocca argomenti molto importanti, che non bisogna ignorare: il dramma della guerra e lo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento. Nonostante questo argomento sia molto delicato e complesso, i due autori sono riusciti a scrivere un libro per ragazzi che abbiamo amato e apprezzato sin dalle prime pagine.

Un momento dell’incontro con Bernardino Pasinelli.

La scacchiera di Morci, pubblicato dalla casa editrice Tralerighe,  è un romanzo tratto da una storia vera.

Ambientato negli anni della Seconda guerra mondiale a Sarnico, paese rivierasco del lago d’Iseo, narra di una ragazza di nome  Tina che incontra Morci, un ebreo che è dovuto scappare dalla Jugoslavia senza i suoi genitori, che sono stati deportati in Polonia.  

Solo e senza possibilità di acquistare nemmeno i beni di prima necessità a causa delle leggi razziali, Morci arriva a Sarnico sospeso tra la paura e la speranza.

Qui incontra Tina Morotti, una ragazza di diciotto anni proveniente da una famiglia antifascista, composta dalla madre Aquilina, il papà Giovanni, la zia Amatrice, la sorella Lidia e il fratello Egidio.

Tina, fidanzata con Vittorino, un ufficiale medico al fronte, colpita dalla situazione di Morci, decide di regalargli la propria spesa. Quel semplice gesto di generosità segna l’inizio di una profonda amicizia.

Con il passare del tempo Tina insegna a Morci l’italiano, mentre lui le insegna a giocare a scacchi, utilizzando una vecchia scacchiera di legno, unico ricordo della sua famiglia, portato con sé da Zagabria.

I due trascorrono molti pomeriggi insieme e il loro legame diventa sempre più forte, sostenuto anche dall’affetto della famiglia Morotti, che accoglie Morci e cerca di proteggerlo, nonostante i pericoli della guerra. Quando il ragazzo è costretto a fuggire di nuovo, affida la sua preziosa scacchiera a Tina come pegno della loro amicizia.

Da quel momento Tina aspetterà invano sue notizie.

Solo parecchi anni dopo scoprirà una dolorosa verità: durante tutti quegli anni lui le aveva scritto molte volte, ma sua madre Aquilina aveva bruciato le lettere per paura di perderla.

Prima di morire, Aquilina confessa tutto alla figlia, chiedendole perdono.

La scacchiera, custodita da Tina per tutta la vita avvolta in un panno con la scritta “Da restituire a Morci”, verrà ritrovata soltanto settantacinque anni dopo dalla nipote Edy Morotti: verrà consegnata al figlio di Morci, diventando il simbolo di un’amicizia capace di sopravvivere alla guerra, alla distanza e al tempo.

Chi era Morci?

Da questa lettura, molto coinvolgente e appassionante, abbiamo capito quanto siano stati terribili gli anni della guerra, segnati dalla paura, dalle persecuzioni e dalle ingiustizie. Eppure  in mezzo al buio, si intravede qualche spiraglio di luce, rappresentata dal coraggio di chi ha scelto di aiutare gli altri rischiando la propria vita.

L’incontro con Bernardino Pasinelli è stato molto interessante, perché l’autore non solo ha risposto a tutte le nostre domande, ma ci ha anche raccontato dettagliatamente il modo in cui, grazie al suo lavoro di archivista, è riuscito a trovare informazioni senza le quali questo libro non avrebbe potuto essere scritto. Ci ha anche raccontato di come è entrato in contatto con la nipote della protagonista Tina, Edy Morotti, e del commovente incontro tra lei e il figlio di Morci, al quale è stata restituita la scacchiera di famiglia. È stato molto coinvolgente vedere i veri documenti, le lettere e le fotografie che Bernardino Pasinelli ha raccolto, fotografato ed inserito in una presentazione multimediale, perché ci hanno fatto ricordare che tutto questo è successo realmente e che, in quegli anni, non erano molte le persone disposte a proteggere gli ebrei per paura delle conseguenze.

La famiglia Morotti, invece, non si è tirata indietro. Giovanni, il padre, è stato ucciso dai fascisti per aver lottato per la libertà e per i suoi ideali, una morte ingiusta che però ha spinto uomini e donne a continuare a combattere per la giustizia e a ricordare tutte quelle persone che, come lui, non si sono mai arrese.  Prima di leggere questo libro, se qualcuno ci avesse chiesto cosa avremmo fatto al posto dei Morotti, non avremmo saputo rispondere. Ora invece lo sappiamo: se qualcuno in pericolo di vita chiedesse aiuto, non ci tireremmo indietro. Se, oltre ai Morotti, anche altre famiglie avessero avuto lo stesso coraggio, moltissime più persone avrebbero potuto salvarsi. È anche per questo che leggiamo libri come questo: per capire che, se continuiamo a nasconderci per paura e per indifferenza, rischiamo di vivere con il rimorso di non aver aiutato qualcuno e di non aver salvato anche solo una vita in più.

La scacchiera di Morci invita a riflettere sul valore della memoria storica. La scacchiera ritrovata dopo 75 anni dimostra che il passato non scompare davvero, continua a parlare alle nuove generazioni. Il messaggio è molto attuale, perché invita noi giovani a non considerare la persecuzione di innocenti come qualcosa di lontano, ma come una lezione che riguarda ancora il presente, invitandoci a prendere posizione contro ogni forma di ingiustizia e malvagità.

Il firmacopie

Gloria Monchieri e Alessandra Nardo,

con la collaborazione di Elena Barro e Giulia Carrara