La “palla che rotola” entra a scuola con il progetto Torball
18 aprile 2020 - Tempo di lettura: 3 minuti
Categoria: SportÈ stata un’esperienza unica con persone non vedenti e ipovedenti!
Ma andiamo con ordine: tutte le classi della secondaria dell’IC di Lovere hanno partecipato alcune settimane fa al progetto “Torball”, promosso dall’associazione dilettantistica Omero di Bergamo, che aiuta le persone non vedenti e ipovedenti a praticare sport come tutti gli altri.
Gli esperti dell’associazione lavorano da parecchi anni con questo obiettivo: “promuovere la socializzazione, l’aggregazione e l’integrazione tra coloro che hanno delle problematiche di carattere visivo ed i coetanei vedenti, attraverso attività sportive e ludiche di vario tipo”.
I ragazzi che presentano questo tipo di disabilità fanno quasi tutto quello che svolgiamo normalmente noi, acquistano il cibo nei supermercati, praticano sport, si muovono da soli perfino in città con il cane o con il bastone e molto altro ancora. Mariateresa, una signora cieca dalla nascita, ci ha spiegato, nella prima parte dell’incontro, che lei passeggia per le vie della città con il suo cane addestrato apposta per guidarla, che però è daltonico. Quindi non riconosce i colori del semaforo e lei, non potendo come il cane capire quando è verde, gli dà un segno quando non sente più arrivare le auto.
Nel corso della mattinata, trascorsa presso la palestra delle scuole elementari di Lovere, abbiamo avuto anche la possibilità di provare il Torball.
Questo sport si pratica suddivisi in due squadre da tre giocatori ognuna, usando le mani e una benda per coprire gli occhi. Gli atleti sono posizionati in ginocchio su dei tappetini di silicone, hanno a disposizione una palla sonora di 500 grammi, al cui interno ci sono dei campanelli per poter essere percepita dai giocatori.

Il campo è lungo 16 metri e largo 7 ed è delimitato da dei coni disposti lungo le linee verticali, collegati con delle cordicelle dotate di campanelli. Alle due estremità sono presenti le porte alte 1.30 metri. I giocatori devono sia difendere sia attaccare, la durata totale della partita è di 10 minuti, suddivisa in due tempi da 5 minuti ciascuno. Tirando con le mani la palla verso la porta avversaria bisogna fare goal. Se il pallone tocca le cordicelle è fallo e chi ha tirato deve uscire per un’azione per scontare la penalità. Ogni tre falli si assegna un rigore agli avversari.
Giocando abbiamo provato la sensazione che vivono i non vedenti. Non potendo affidarci alla vista, di solito il senso più utilizzato, abbiamo usato l’udito e il tatto: l’udito per sentire la palla, per avvertire la direzione da cui arrivava, e il tatto per capire dove ci trovavamo.

È stata per noi una prova molto difficile, perché c’era rumore e quindi non si riusciva a sentire dov’era la palla e da dove proveniva.
Alcuni di noi hanno giocato, mentre altri hanno fatto il tifo ai bordi del campo.
La mattinata è trascorsa in allegria, è stato bello stare tutti insieme, ascoltare i racconti di vita dei ragazzi dell’associazione Omero e giocare con loro. A conclusione dell’esperienza, ci siamo dati l’appuntamento per il prossimo anno, magari per provare altre discipline sportive con loro. Dopo quest’avventura, siamo usciti dalla palestra tutti con il sorriso, uniti e determinati. Questo è il miracolo che compie lo sport.
Ringraziamo perciò gli amici dell’Associazione Omero e il nostro insegnante di Motoria, professor Massimiliano Caglioni, che ha organizzato al meglio questa attività, coinvolgendo tutti gli studenti della scuola secondaria di Lovere.

Giulia Rota, Giorgia Baiguini, Sofia Zoppetti e Federica Bianchi
con la collaborazione di Luca Pasqua