Io me ne frego: uno spettacolo che arriva dritto al cuore
13 febbraio 2020 - Tempo di lettura: 3 minuti
Categoria: Cronaca scolasticaQuando Biglia ha iniziato ad essere allontanato da Rospo non avrei voluto essere nei suoi panni: hanno suscitato molti pensieri e riflessioni le scene dello spettacolo sul bullismo al quale abbiamo assistito venerdì 7 febbraio. La scuola secondaria di primo grado statale di Lovere, si è recata al teatro Crystal di Lovere per assistere allo spettacolo “Io me ne frego! Uno spettacolo sul bullismo”, messo in scena dalla compagnia Manifatture teatrali milanesi; performance inserita nel ricco cartellone di proposte della Stagione a pArte, organizzata dall’associazione culturale loverese Olive a pArte.
“Io me ne frego” tratta i contenuti sul bullismo per far capire ai giovani quanto sia un tema importante.
In questo periodo si parla molto di soprusi fra ragazzi, anche se ognuno ha in mente un’idea diversa di cosa significhi. Con questo termine, si focalizza l’attenzione solo su un attore del processo: il bullo, il prepotente, non riconoscendo invece la matrice sociale del fenomeno.
A volte, infatti, anche non volontariamente, facendo in modo che la vittima sia completamente isolata, sono proprio le altre persone che stanno intorno al bullo e al bullizzato quelle a favorire il fenomeno.

Negli ultimi anni si è diffuso il fenomeno del cyberbullismo (o anche ciberbullismo), condotto attraverso strumenti telematici, come internet, social e sistemi di messaggistica. Le nuove generazioni vivono in una società fortemente dipendente dalle tecnologie e dalla rete, a tal punto che spesso si ritrovano di fronte a una difficoltà oggettiva: distinguere ciò che reale da ciò che è virtuale. È palese che ciò che avviene online non è reale; ma è pur vero che ciò che è virtuale troppo spesso influenza e condiziona fortemente la vita reale.

“Io me ne frego!” è una storia che narra l’amicizia di due ragazzi che si conoscono fin dall’infanzia: il racconto svela un rapporto che, nel tempo, diventa soffocamento di uno nei confronti dell’altro.
Biglia, questo è il soprannome del più debole, si rende conto dei cambiamenti dell’amico, corrotto da cattive compagnie, ma non vuole e non riesce a rompere il legame che li unisce, accettando dunque angherie e vessazioni. Allo stesso tempo l’altro procede inesorabile verso un tragico abbrutimento che lo porterà a non riconoscere più il confine fra il lecito e l’illecito.
L’amicizia, che all’inizio era caratterizzata da una spensierata leggerezza, si incrina diventando una continua prevaricazione: le parole facili che scorrevano fra i due ragazzi diventano macigni e tutto sembra precipitare. Ma, ad un certo punto, Biglia, il sottomesso, trova il coraggio di dire no, di ribellarsi, rompendo il silenzio e ostacolando le malefatte del suo persecutore. Alla fine, Biglia, di nome Filippo, diventa ciò che voleva diventare: un avvocato, per la precisione l’avvocato di Rospo, di nome Federico. È costretto a difenderlo, ma non dimenticherà mai tutti i disagi che gli ha creato Rospo e tutto ciò che gli ha fatto.
di Alice Secci e Giulia Rota


