Immigrazione e razzismo nel nostro Paese… Noi diciamo no!
24 agosto 2018 - Tempo di lettura: 4 minuti
Categoria: Attualità e CulturaRipubblichiamo l’articolo di Michela e Ninoska, apparso su Infiltrati Speciali nel maggio del 2009, per gli interessanti stimoli di riflessione che ci offre su un problema attuale, ancora non risolto, quale quello della discriminazione e del razzismo. Ciò che colpisce è il loro punto di vista lucido, sincero, appassionato e pieno di speranza che la società di oggi dovrebbe cominciare a far proprio.
Gli immigrati presenti nel nostro Paese sono sempre di più: al nostro fianco sui banchi di scuola, per strada, al supermercato, sull’autobus…
Sono il 2,5% della popolazione italiana e provengono dall’Europa dell’Est, dal Nord Africa e dall’Asia.
L’Italia è stata terra di emigrazione fino al 1960. E’ diventata terra d’immigrazione a partire dagli anni ’90 quando centinaia di persone lasciarono la loro casa per sfuggire a condizioni disperate e cercare una vita migliore nel nostro Paese. Poi il numero degli immigrati ha continuato a crescere perché è aumentata in tutti i settori (agricoltura, industria e servizi) la richiesta di manodopera straniera. Migliaia di stranieri, attraverso i cosiddetti “viaggi della speranza”, giungono nel nostro Paese per migliorare la loro vita.
Gli immigrati sono richiesti perché eseguono lavori umili, pesanti, rischiosi, sottopagati e socialmente utili: agricoltori, raccoglitori di olive e di pomodori nel Sud Italia, operai nelle fabbriche nel Nord, muratori nelle imprese edili, badanti al servizio degli anziani…
La loro presenza ha assunto un’importanza tale che molti analisti economici li considerano non solo utili, ma addirittura indispensabili, perché svolgono mestieri che gli italiani non vogliono più fare o perché si occupano amorevolmente dei nostri anziani.
Molti italiani, però, vorrebbero bloccare gli immigrati al di là delle frontiere. Ed è quello che accade recentemente: alcune “carrette del mare” cariche di uomini, donne e bambini stanchi, tristi e disperati, che cercano una nuova vita, vengono rispedite indietro. Alcune persone, inoltre, trattano male gli immigrati e altre esagerano con atti violenti o con frasi razziste.
I pregiudizi nei confronti di chi ha cultura, razza, religione diverse hanno portato tante volte nella storia ad atti efferati di razzismo. Lo schiavismo e l’antisemitismo costituiscono due esempi drammatici di folli rivendicazioni di superiorità.
Il razzismo è il sistema di pregiudizi e di discriminazione esercitata da individui o da interi gruppi etnici su un’altra popolazione appartenente a una differente etnia. Ciò significa che un popolo, una comunità, un gruppo particolare ritiene i propri valori “normali”, giusti, validi in contrapposizione a quelli appartenenti ad altri popoli, comunità o gruppi, considerandoli sbagliati, cattivi, ingiusti o primitivi.
Spesso con la scusa di proteggere, di guidare coloro che sono considerati bambini da istruire, affinché crescano bene, molti popoli sono stati sfruttati e colonizzati. Le forme di razzismo attuali, invece, si basano in genere sul ritenere le razze umane diverse e inconcepibili non tanto da un punto di vista biologico, ma soprattutto culturale, ovvero nel modo di vivere e di pensare.
Acquista, infatti, sempre più peso la convinzione che le proprie tradizioni storiche e culturali, date ad esempio dalla regione in cui si abita, debbano essere conservate senza mai confrontarsi con altre tradizioni culturali.
“Ognuno resti a casa propria” anche questa è una forma di razzismo che rifiuta considerazione, rispetto e curiosità nei confronti degli “altri”, siano essi un popolo, una minoranza etnica o i connazionali di un’altra regione. Il razzismo in ogni sua forma è da condannare, così come è da combattere una forma particolare di razzismo che non si manifesta con atti violenti, ma con una sorta di tolleranza verso lo straniero.
Tollerare significa sopportare, mentre si dovrebbe fare il contrario, cioè accogliere, rispettare, amare, così come facciamo noi con i nostri compagni di classe che provengono da altri Paesi del mondo: vogliamo loro bene e cerchiamo di aiutarli in quello di cui hanno bisogno.
Noi siamo Michela e Ninoska, due compagne di classe, l’una italiana e l’altra ecuadoriana, che si vogliono molto bene. Noi siamo spesso insieme, soprattutto nei momenti più difficili, per aiutarci l’una con l’altra.
Noi siamo la dimostrazione che, anche se non si è della stessa origine, si può andare d’accordo e ci si può voler bene.
Ninoska A. e Michela O.