Il robot selvatico
20 aprile 2019 - Tempo di lettura: 4 minuti
Categoria: LibriUna storia profonda, tenera e travolgente
di Filippo Mazzucchelli
“Il Robot Selvatico” mi è piaciuto molto, anzi, è il più bel libro che io abbia mai letto.
Scritto dall’ irlandese Peter Brown, mi ha subito appassionato fin dalle prime pagine. Il racconto parla di un robot femmina, Rozzum unità 7134, che finisce su un’isola selvaggia e sarà coinvolto in una serie di avventure.
Ma partiamo dall’inizio. Una nave merci durante una tempesta affonda, tutte le casse che conteneva nella stiva iniziano a galleggiare sulla superficie dell’acqua e la corrente le fa finire contro gli scogli di un’isola, rompendole. Si rompono tutte tranne una che, grazie a un’onda più alta, finisce in cima alla scogliera.
Durante la notte alcune lontre vedono la cassa, la aprono e trovano un robot. Per errore schiacciano il pulsante di accensione e poi si allontanano. La notte esso si attiva e inizia ad esplorare il nuovo mondo.
Un giorno, durante una delle sue esplorazioni, Roz prova a scalare una montagna ma provoca una frana e fa cadere un nido di anatre, uccidendole tutte. Si salva solo un uovo. Il robot allora decide di prendersi cura del piccolo che ne uscirà. Essendo un aggeggio meccanico e non conoscendo nulla della natura, pensa di chiedere aiuto agli animali, ma essi lo credono un mostro, perciò quando si avvicina tutti scappano.
Per caso il robot scopre che ogni giorno alla stessa ora tutti gli animali si radunano nel grande prato a discutere di ciò che succede sull’isola, perciò si mimetizza con erba, fango e fiori così da sembrare una collinetta, riuscendo così ad imparare la lingua degli animali.
In un batter d’occhio, diventa amico degli abitanti dell’isola che collaborano e gli danno consigli su come curare il cucciolo.
Dopo qualche tempo, il piccolo cucciolo d’anatra deve andare a scuola con gli altri anatroccoli della sua età e va allo stagno. All’improvviso un luccio li aggredisce e Rozzum li salva buttandosi nello stagno, pur essendo metallico, e scacciando il grosso pesce.

Arriva l’inverno e le anatre devono migrare in un paese più caldo. Con esse deve partire anche la piccola anatra-robot. La mamma si sente sola, perciò decide di costruire con l’aiuto dei castori delle grandi capanne di legno in cui gli animali avrebbero potuto passare l’inverno insieme.
Giunta la primavera, la piccola anatra torna all’isola sconvolta: racconta di spietate creature, dette umani, che si rifiutavano di dare al suo gruppo da mangiare e che avevano sterminato molti suoi compagni. Il robot rimane senza parole e spiega di esser stato costruito da quei mostri.
Gli anni passano e un giorno alcune navi arrivano dal cielo sull’isola e da queste escono massicce macchine d’acciaio che spaventano tutti gli animali.
I robot spiegano che sono stati mandati dal “creatore” a recuperare tutti quelli scomparsi nel naufragio. Sulla scogliera ritrovano tutte le casse, i robot rotti che erano finiti lì durante il temporale, anche se ne mancava uno. Allora tornano sull’isola a cercarlo.
Così comincia una battaglia: Roz si nasconde sull’isola e i grandi robot si sparpagliano per cercarla. Non avranno successo. Gli animali nascondono trappole in tutta l’isola e i robot vengono tutti distrutti.
Il creatore si accorge che i mostri metallici non sono tornati e allora ne invia altri sull’isola, purtroppo gli animali e il protagonista del libro non faranno in tempo a difendersi. Il robot viene catturato e mutilato, caricato su una di quelle navi volanti e portato dal creatore. “Non preoccupatevi per me, tornerò” – saranno le sue ultime parole.
I temi di fondo del libro possono essere espressi attraverso domande: può la natura convivere armoniosamente con la tecnologia?
Esiste la possibilità che le macchine possano evolversi fino a diventarne parte integrante?
E ancora: è possibile accettare e integrare il diverso?
A voi questa piacevolissima e scorrevole lettura, impreziosita da belle illustrazioni, per trovare le risposte.
