Il mio viaggio nella storia, per non dimenticare
23 agosto 2019 - Tempo di lettura: 3 minuti
Categoria: Attualità e CulturaDachau
Dal giorno 11 al 22 agosto io e la mia famiglia abbiamo fatto una vacanza in Austria e Germania, precisamente i primi due giorni abbiamo visitato Norimberga e dal 13 al 15 Monaco di Baviera. In seguito giovedì 16 ci siamo diretti verso Tux, un paesino austrico del Tirolo. Il nostro viaggio poi è proseguito alla volta di Dachau, per visitare il campo di concentramento nazista, aperto il 22 marzo 1933 su iniziativa di Heinrich Himmler.
Siamo arrivati a destinazione verso le 11 del mattino e abbiamo iniziato subito la visita per il luogo. La prima cosa che colpisce, prima di entrare, è il cancello con la scritta “Arbeit macht frei”, ovvero “Il lavoro rende liberi”. Con gli anni questo cinico slogan venne poi utilizzato in numerosi altri nuovi campi, incluso Auschwitz. Ci è stato spiegato da subito che Dachau è stato l’esempio da seguire per tutti i campi di sterminio, tutti erano costruiti a immagine e somiglianza di questo.

Oltrepassato l’ingresso ci siamo trovati di fronte ad un grande cortile dove aveva luogo mattina e sera l’appello dei prigionieri. Qui oggi si trova il Memoriale internazionale con al centro la scultura realizzata da Nandor Gild. Essa raffigura delle persone incastrate nel filo spinato, in ricordo di tutti i prigionieri che si sono gettati tra i reticolati in preda alla disperazione, alla ricerca della libertà.

Proseguendo la visita ho potuto osservare l’area delle baracche, le quali però sono state abbattute perché troppo pericolanti, quindi, al posto di queste si possono vedere delle pietre che indicano l’esatta posizione e dimensione di esse. Ne sono state ricostruite due, dove sono stati riprodotti fedelmente gli ambienti. La cosa che più mi ha colpito è stato sapere che il campo di concentramento era stato progettato per ospitare 6000 prigionieri ma, il giorno della liberazione, ne furono trovati 30000… possiamo solo immaginare le pessime condizioni igieniche in cui le persone vivevano.
Mi ha colpito profondamente la “Zona della morte”. Per arrivarci si attraversa un ponte e ci si trova di fronte a due edifici. Io e la mia famiglia abbiamo visitato la Baracke X, l’edificio più grande. Sorpassato l’ingresso si arriva alla Brausebad, la sala della doccia, così la chiamavano i nazisti per far credere ai prigionieri che avrebbero fatto una doccia, però, come bene sappiamo, quella era la camera a gas. Si tratta di un vasto locale dotato di porte ermetiche con spioncino e numerosi finti soffioni d’acqua incassati nel soffitto. Questa è una delle poche camere a gas che non è stata distrutta all’arrivo delle truppe di liberazione.
La stanza successiva è quella dei quattro forni crematori che, purtoppo, erano sempre in funzione.


Non avevo mai visitato un campo di concentramento, certo ho visto foto sui libri e ho studiato tutto ciò che è successo, ma vederlo con i propri occhi è tutta un’altra cosa…
Posso dire che è stata un’esperienza toccante, ho provato molta angoscia e tristezza a pensare che nel luogo in cui ero circa 30.000 persone furono uccise, ma, più di tutto ho provato rabbia e vergogna nel credere che l’uomo possa aver compiuto azioni così crudeli contro i propri simili. Consiglio assolutamente di visitare Dachau almeno una volta nella vita, perché è un’esperienza che ti lascia il segno.
Sara Volpi