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Il disordine ordinato dell’investigatrice Lucy Ferret

24 marzo 2021 - Tempo di lettura: 4 minuti

Categoria: Parole per...

Lucy Ferret è una ragazza sulla trentina che vive nel cuore di Londra, ed è un’investigatrice della polizia.

I suoi occhi sono imperscrutabili, freddi, di un bellissimo verde smeraldo, in certi punti tendente al grigio, sembrano due cubetti di ghiaccio. Vigili e attenti, non si lasciano mai sfuggire nemmeno un piccolissimo particolare. È bella, alta e sottile, ha lunghi capelli dalle sfumature ramate.

L’agente Ferret fuma sempre, riempiendo l’aria intorno a sé di una nube maleodorante. Ama alla follia il caffè e i girasoli, fa pasti tremendamente disordinati, perché non ha molto tempo. Infatti tutto quello che ha, lo spende per il suo lavoro, a cui è molto affezionata.

È ironica e fredda, ma allo stesso tempo cortese: di una cortesia distaccata e professionale. È sempre calma, non si scompone mai. È pungente, sarcastica, provocante, ha un senso dello humor davvero particolare. Ha la risposta pronta a tutto: è il tipo di persona che non conviene avere contro, infatti qualsiasi cosa dirai o farai la spunterà sempre.

Misteriosa e impassibile, non si capisce mai a cosa stia pensando. Ha una visione aperta del mondo, rispetta tutti indipendentemente dalla loro posizione, a patto che non la facciano innervosire e che facciano discorsi ragionevoli. È sempre al corrente di tutti i problemi e chissà perché viene a sapere i fatti prima di tutti gli altri. Quando guarda qualcuno lo fissa negli occhi per riuscire a capire la sua vera indole. È testarda e determinata, pronta a tutto per ottenere quello che vuole. Possiede infatti un acume straordinario e un’intelligenza quasi inumana, schematica, ordinata.

Ma lei è una persona davvero molto strana, perché sebbene nel suo lavoro le piaccia fare le cose in modo ordinato, non si potrebbe dire che casa sua lo sia: infatti il salotto dove riceve gli ospiti è sempre perfetto, ma nelle altre stanze regna il caos. Caos di libri in terra, di corrispondenza mai aperta. Ma soprattutto: tutte le stanze sono ingombre di fogli. Tanti fogli, mucchi di fogli ovunque: sui tavolini, sul comodino, sul pavimento, sul tavolo della cucina, perfino in bagno! “Inutili” fogli di lavoro (come le piace definirli) e che non perde tempo a guardare, solo ad accumulare come se ne stesse facendo la collezione. Perché lei non si cura di compilare piccole formalità quali permessi, mandati, moduli, attestati, rapporti…non fa altro che ripetere ai colleghi che quelle sono solamente piccolezze.

Ma casa sua alla fine è piccola, calda e accogliente.

Nonostante Lucy sia disordinata, di una calma a dir poco snervante, enigmatica e misteriosa a volte in modo irritante, con nessuna cura di quelli che sono i dettagli burocratici di un’indagine, Hanks, il suo capo, non si azzarderebbe mai a mandarla via, perché lei è, a tutti gli effetti, il fiore all’occhiello del commissariato.

Ma ha una storia toccante e un lato umano che non mostra mai a nessuno, quasi nemmeno a sé stessa, nascondendosi dietro la sua maschera di pacata freddezza e apparente indifferenza.

Lo studio dove lavora non è né grande né piccolo. È abbastanza grande per contenere tutto il necessario. Come a casa sua, anche qui ci sono fogli di carta in abbondanza. Principalmente qui in questo studio passa il tempo a fare schemi, tabelle e disegni per capire meglio la parte psicologica del caso e riuscire a risolverlo. Non è molto arredato: una scrivania con sopra un telefono, dietro di essa una comoda poltrona girevole nera e un soffice tappeto all’ingresso. Dietro alla poltrona c’è un caminetto dove scoppietta allegramente il fuoco. Fumo e tabacco rendono l’aria irrespirabile.

In questo ambiente Miss Ferret svolge gran parte del lavoro, ma non ha problemi a far accomodare i suoi clienti nel suo salotto qualora le andasse. Infatti lei lavora anche a casa, con quei clienti così strani che le vanno a fare visita agli orari più bizzarri.

Alice Secci