Logo

Cerca articoli

Inizia a digitare per trovare articoli

Il canneto misterioso

25 aprile 2021 - Tempo di lettura: 12 minuti

Categoria: Parole per...

Il primo caso dell’ispettrice Lucy Ferret

Erano le otto del mattino di quella che si prospettava essere una bella giornata di fine aprile, e Lucy Ferret come sempre spaccava il minuto. Entrò con calma nel suo ufficio al commissariato e accese il camino. Si accomodò nella sedia dietro la scrivania e si accese una sigaretta, inondando la stanza di fumo. Osservò attentamente i fogli che aveva davanti, uno dopo l’altro, in cerca di qualcosa di interessante. Poi all’improvviso sentì bussare. Non alzò nemmeno la testa e rispose con un grugnito. La porta si spalancò e lei alzò per un attimo gli occhi per poi riposarli sui fogli. Nella stanza stava entrando un uomo con una pila di fogli in mano. Era alto e magro, aveva capelli, baffi e occhi neri. Attese un attimo sulla soglia e poi avanzò verso la scrivania, con una faccia leggermente disgustata.

«Non si respira qua dentro!» cominciò tossicchiando leggermente. Lei lo guardò dal sotto in su e scrollò le spalle.

«Io respiro benissimo. Mi ha portato dell’altro, vero?» gli chiese cambiando argomento.

Marvin Hanks mise sul tavolo i fogli.

«So che non ti piace particolarmente questo tipo di lavoro» si sedette nella sedia di fronte a lei «ma fa parte dei nostri incarichi».

All’improvviso gli squillò il telefono.

«Pronto?» corrugò leggermente la fronte. «Ah sì. Sì, sì arrivo subito…Ok…Ciao, ciao». Chiuse la telefonata e poi tornò a guardare Lucy. «Devo andare, mi dicono che è urgente, tu continua, ti prego. Se ho problemi ti chiamo».

«Au revoir»

Hanks uscì dalla stanza a passo svelto e poco dopo Ferret sentì la sua macchina nel vialetto che si allontanava. Lei continuò per circa un’ora col suo lavoro, poi anche il suo telefono squillò.

«Sì, chi parla?»

«Ciao sono Hanks. Senti, ho quei problemi di cui ti ho parlato. Lascia stare quello che stai facendo e vieni qua perché c’è bisogno di una mano».

«Dove?»

«47 Chester Road»

Dieci minuti esatti dopo, Lucy Ferret scese dalla macchina al 47 di Chester Road e si guardò intorno. Chester Road era una piccola viuzza come tante altre. Il numero 47 comprendeva una casetta singola bianca non molto grande, con un enorme giardino curatissimo e un posto auto accanto. Dietro la casa, si intravedeva un piccolo stagno con un canneto e una casetta di legno sull’acqua. Due auto della polizia erano parcheggiate vicino a quella dell’investigatrice e tre agenti in divisa impedivano al capannello di curiosi e giornalisti che si era formato di entrare attraverso nell’abitazione.

Lucy si avvicinò e mostrò il cartellino. Loro lo esaminarono un attimo prima di farla passare. In parte al vialetto c’erano delle strisce colorate che impedivano l’accesso, così lei fu costretta a fare il giro intorno al prato. Poi suonò il campanello. La porta si spalancò con furia e ne uscì una vecchia. Era bassa, grassa e zoppicante, con un cipiglio cattivo, i suoi capelli erano radi e bianchissimi, aveva gli occhi piccoli e stretti, color nocciola, velati dalla cataratta. Indossava una camicia da notte bianca e un grembiule a fiori dello stesso colore.

«E lei chi diavolo è?» sbottò alquanto seccata. Aveva un tono di voce molto alto, infatti quando si rivolse all’investigatrice, stava quasi urlando. Come di suo solito, Ferret non si scompose.

«Mi chiamo Lucy Ferret, sono della polizia investigativa londinese» disse pacata. Siccome la vecchia non rispondeva ma continuava a scrutarla con sospetto, aggiunse: «Scotland Yard. Sto cercando l’ispettore Marvin Hanks. È qui? Mi dovrebbe far entrare signora».

Da dietro la vecchia intervenne un’altra voce.

«Ah sì, sei arrivata finalmente» la testa di Hanks fece capolino sopra le spalle della signora. Ferret notò che sembrava parecchio nervoso. Diede un colpetto sulle spalle della signora che, dopo aver lanciato a Lucy un’altra occhiata di disgusto, se ne andò. Hanks si azzardò a parlare solo dopo che la zitella si fu scansata.

«Scusami tanto» disse alzando gli occhi al cielo e indicando la vecchia. «Comunque vieni».

Dentro c’era fresco, si stava bene. La casa era composta da un solo piano; appena entrati ci si trovava in un ampio salotto da cui si poteva accedere ad altre quattro stanze: da una porta si intravedeva la cucina, da un’altra il bagno, nelle ultime si trovavano due camere da letto. L’interno era nel complesso abbastanza curato e piuttosto in ordine, ma impolverato.

Hanks guidò Lucy in cucina, la fece accomodare su una sedia e si sedette davanti.

«Alors?» chiese Ferret.

«Prima che ti parli di oggi è meglio che ti spieghi in generale quello che abbiamo scoperto finora, farò in fretta. Hai visto la signora? Lei è Patricia Williams, ha settantotto anni, ed è la sorella della signora Joanne Williams, che ha settantacinque anni. Vivono insieme da circa tredici anni, da quando i loro mariti sono morti insieme in un deragliamento ferroviario mentre andavano al lavoro. Oltre a loro in questa casa abita solo una cameriera, che si chiama Margareth. Lei non andava molto a genio alla signora Patricia, ma con Joanne era tutto a posto.

Joanne ha avuto un figlio, Mark, che è morto di malattia da non molti mesi, mentre Patricia non ha avuto figli. Ma Mark a sua volta ha avuto un figlio: Charlie, che passa regolarmente qui due volte a settimana a trovare la nonna e la zia, e da quello che ho capito sembra che tutti e tre andassero molto d’accordo tra di loro, a parte qualche piccolo dissapore ogni tanto a causa del carattere di Patricia, che come avrai visto non è sempre molto amorevole. Quindi a parte Margareth, la cameriera, e Charlie, le due donne non frequentano nessun altro.

Ma veniamo alla giornata di oggi. Solitamente alle sette del mattino le signore Williams dormono, ma la cameriera si è già alzata e inizia a fare le faccende di casa, e anche oggi è andata esattamente così. La signorina Margareth è incaricata di preparare la colazione e di svegliare le signore bussando alle loro porte e chiamandole per nome. La signora Patricia, come al solito, dopo circa mezz’ora si è presentata in cucina, ma niente dalla signora Joanne. Allora la cameriera andò a controllare in camera sua. La chiamò ripetutamente e bussò per quasi cinque minuti. Poi entrò, ma la stanza era vuota. Allora andò da Patricia e glielo comunicò, così andarono insieme a controllare, sia fuori che dentro, nel laghetto e nel capanno. Siccome non la trovavano da nessuna parte nella casa, chiamarono Charlie per chiedergli se era con lui, ma egli disse di no. Così pensarono bene di chiamare subito la polizia».

«E l’avete trovata?».

Ci fu una pausa, Hanks sembrava un po’ incerto, ma poi rispose.

«Oh, sì. C’è voluto un po’ ma comunque sì. Vieni con me».

Uscì dalla casa e andò sul retro, dove c’era parecchio movimento di funzionari che erano impegnati nelle ricerche. Di fronte c’era un laghetto con un canneto in fondo. A destra c’era la casetta sull’acqua e si vedeva dall’esterno e a sinistra una piccola spiaggia. Hanks andò a sinistra percorrendo tutta la spiaggia in direzione del canneto, Ferret lo seguì in fretta. Arrivarono sul posto, dove un gruppo di poliziotti in divisa parlava in modo serio.

«Uno dei nostri uomini durante le ricerche ha visto qualcosa nel canneto, abbiamo scoperto che si trattava di lei» disse Hanks incerto.

Ferret intanto si era avvicinata al canneto e scrutava tra le canne.

«Oh, è morta» disse girandosi verso Hanks.     

«Non ho fatto rimuovere il corpo perché prima volevo che lo vedessi».                                                                                 

Si avvicinò ancora di più, sfiorando l’acqua con la punta delle scarpe.

«Fallo tirare fuori, così lo vediamo meglio» disse dopo aver guardato abbastanza.

La signora Joanne Williams era una vecchia bassa e in carne come sua sorella. Aveva gli occhi castani, ma più scuri. I suoi capelli erano un po’ più folti e un po’ più grigi, non ancora completamente bianchi. Aveva un’espressione rilassata, non pareva in nessun modo spaventata. Sembrava non presentare ferite sul corpo.

«A che ora risale la morte?» domandò Lucy

«Sette e mezzo/otto di questa mattina».

«Con chi hai parlano finora?»

«Con la signora Patricia e la cameriera Margareth, che mi hanno raccontato tutto quello che ti ho detto prima».

«E il nipote?».

«Non è ancora qui, dovrebbe arrivare a momenti, o almeno così ci ha detto».

«Posso parlare con la signora Patricia?».

«Sì, l’abbiamo lasciata dentro. È parecchio nervosa, appena squilla il campanello corre subito ad aprire».

Incontrarono Patricia Williams in una delle camere. Sembrava davvero nervosa: zoppicava, trascinandosi su e giù lungo la stanza e si torceva le mani. Aveva sempre un’espressione arrabbiata ed era scortese con tutti quelli che le rivolgevano la parola.

Quando Ferret entrò storse il naso. Ma fu Hanks a parlare.

«Signora Williams, lei è Lucy Ferret, le farà solo qualche altra domanda, la avverto che tutto quello che dirà potrà essere usato contro di lei».

«Ah, la francese. Non mi fido dei francesi, io» dichiarò lei diventando rossa dalla rabbia e sputacchiando saliva da tutte le parti.

«Le farà piacere sapere che io non mi fido degli inglesi, ma mi sono dovuta adattare» intervenne Lucy gelida. «Le farò solo qualche domanda e se lei mi risponderà sinceramente mi semplificherà notevolmente il lavoro».

La signora fece una smorfia e si sedette sul letto, facendo cigolare la rete in modo sospetto. Hanks chiuse la porta e si sedette su una sedia, Lucy restò in piedi.

«Come è andata ieri sera?» cominciò quest’ultima.

«Come tutte le sere, abbiamo cenato, abbiamo bevuto la camomilla e siamo andate a dormire. Joanne era assolutamente normale, non c’era nulla che lasciasse presagire ciò che sarebbe avvenuto».

«Solitamente la cameriera cena con voi?».

«No, cena da sola in cucina, mentre noi stiamo nella sala da pranzo».

«Dove bevete la camomilla?».

«In camera di una di noi, di solito nella mia perché è più grande. Poi lei si ritira in camera sua».

«Andava d’accordo con sua sorella?»

«Sì, eravamo molto amiche» la sua voce si incrinò leggermente.

«Va d’accordo con la cameriera?».

«No, mi dà i nervi, non mi chieda perché. E poi stira e pulisce male. O forse proprio non pulisce» disse accennando alla polvere sui mobili.

«Perché non ne ha preso un’altra?».

«A mia sorella piaceva molto, perché è gentile e le raccontava sempre delle storie».

«E non poteva prendersene un’altra solo per lei?».

«Di sicuro mia sorella ci sarebbe rimasta male, era molto permalosa».

«E che rapporto ha con suo nipote?».

«Molto buono, abbiamo due caratteri simili e per questo spesso ci scontriamo, ma ci vogliamo bene».

«E che rapporto avevano lui e sua sorella?».

«Non era buono come il nostro, era finto, si vedevano un po’ perché a entrambi sembrava scortese non incontrarsi, non perché si volevano vedere. Però tutto sommato credo si volessero bene, molto in fondo».

«Come facevate per la spesa, se nessuna delle due usciva di casa?».

«Faceva tutto Margareth con la sua macchina».

«Nessun altro viene qui? Venditori ambulanti? Addetti della banca?».

«No, nessuno, teniamo il nostro denaro in casa, nessuna delle due si fidava delle banche».

«Capisco» l’investigatrice rifletté un attimo. Poi aggiunse: Il suo rapporto con suo nipote è talmente buono che sarebbe pronta a rischiare qualcosa di veramente importante per lui?».

«Sì, credo che lo farei» disse la vecchia dopo un attimo di titubanza. Sembrava vagamente turbata dalla domanda.

Ferret si dichiarò soddisfatta e si allontanò per parlare con Hanks.

«Alla fine è stata brava» iniziò.

«Vuoi parlare con Margareth?».

«No, sono a posto. Più che altro vorrei parlare con il signor Charlie…»

«Charlie Adams. Mi hanno appena detto che è arrivato poco fa, andiamo insieme. Riguardo a Margareth, sei sicura?».

«A pensarci bene ho una domanda».

«Una sola?».

«Bene» si protese nell’altra camera da letto e un attimo dopo venne fuori una ragazza.

«Sono Lucy Ferret, ho solo una cosa molto importante da chiederti, dovrai fare molta attenzione a come rispondi, capito?».

«Sì» disse la ragazza sorpresa.

«Hai montato le gomme estive o invernali, nella tua macchina?»

 Lei sembrò ancora più sorpresa di prima, ma rispose.

«Estive, le ho cambiate due settimane fa, circa».

«Grazie tante, possiamo passare al signor Adams».

Charlie Adams era un tipo basso e magrissimo, aveva i capelli neri e un’espressione perennemente disgustata, la voce era molto roca.

«Charlie Adams?».

«Sì».

«Come sta?».

«Sono sconvolto, non mi aspettavo niente di tutto questo, ovviamente. Come avrei potuto?».

«Naturalmente. Pensavo non andasse d’accordo con sua madre».

«E questo che significa? Era sempre mia madre».

«Dove si trovava alle sette di questa mattina?».

«Dormivo. Sono stato svegliato alle nove da una telefonata della polizia che mi comunicava quanto accaduto e mi pregava di recarmi qui».

«Che lavoro fa?».

«Sono farmacista».

«Oggi non doveva andare al lavoro?».

«Ho il turno di pomeriggio».

«Posso chiederle se ha montato le gomme estive o invernali, sulla sua macchina?».

Lui spalancò la bocca, sbalordito.

«Non capisco il senso di questa domanda».

«Non le è richiesto di capirlo, le è richiesto solo di rispondere, non c’è cosa più semplice».

«Gomme invernali, devo ancora cambiarle».

«Qual è stata l’ultima volta in cui si è recato qui?».

«La settimana scorsa, ho saltato una volta per una visita medica».

«Grazie mille, sono a posto. Hanks vieni fuori?».

«Ma che ti prende? Sei per caso impazzita? Tutte quelle domande sulle gomme delle macchine!».

«Prima di darmi della pazza vieni con me, devo farti vedere una cosa» disse lei distratta.

Lo guidò vicino al canneto, dove erano stati prima. Dietro c’era un boschetto. Dietro al boschetto c’era una strada.

«Prima di farti vedere la mia incredibile scoperta, ti farò una domanda. Il giovane Adams ti sembrava sconvolto come affermava?».

«Non saprei. Direi di sì».

«Bene, dà un’occhiata qua».

Lei si scansò e gli mostrò segni di pneumatici, che dalla strada arrivavano al limitare del bosco e si fermavano. Poi le tracce tornavano indietro e riandavano alla strada.

«Che dici?».

«Sicuramente gomme invernali. Santo cielo!».

«Qualche notizia sul corpo?».

«Sì. Mi sono completamente scordato di dirtelo. L’hanno uccisa con un’iniezione di aconitina nel braccio».

«Voglio parlare da sola con lui».

«Charlie Adams, temo che lei abbia dichiarato il falso».

«Perché?» era comunque visibilmente agitato, gli sudavano le mani e gli tremavano le labbra, ma tentava di nasconderlo.

«Le uniche due persone che frequentano la casa sono lei e la cameriera, la quale ha delle gomme estive da due settimane, secondo la sua dichiarazione. Le è un farmacista e la signora è morta per avvelenamento da aconitina. Joanne le aveva lasciato una cospicua somma in eredità. Devo darle altri motivi? Credo che avrebbe potuto essere più accurato con questi dettagli nel suo meraviglioso piano, che sono sicura stesse architettando da molto tempo: è stato perfino troppo facile. Ora ho un’ultima domanda da porle: l’ha aiutato qualcuno a buttare il corpo tra le canne o l’ha fatto da solo?».

Ormai il ragazzo aveva perso tutte le speranze, piangeva a dirotto e si agitava convulsamente.

«No, non pianga, suvvia. Piuttosto risponda alla domanda. Sono sinceramente interessata».

«Sono stato io da solo».

«Beh, è molto forte».

«Non potete incastrarmi! Queste sono solo supposizioni, non avete prove schiaccianti!» urlò disperato.

Lucy Ferret sorrise.

«Non temere, le troveremo».

Alice Secci