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Il calcio ha perso tre campioni: Sinisa, Pelè e Vialli

7 marzo 2023 - Tempo di lettura: 4 minuti

Categoria: Sport

Il 2022 si è concluso nel peggiore dei modi per il mondo del calcio e dello sport in generale.

Edson Arantes do Nascimento, in arte Pelè, il più grande calciatore di tutti i tempi è venuto a mancare a San Paolo in Brasile il 29 dicembre.

Figlio dell’ex calciatore Dondinho, che terminò la sua carriera a causa di un terribile infortunio al ginocchio, inizialmente soprannominato Dico dai suoi parenti, a 5 anni nel 1945 si trasferì con la sua famiglia a Bauru.

Da bambino si guadagnò compensi extra pulendo scarpe e quando il padre gli disse di giocare a calcio, vista la povertà della famiglia, utilizzò un calzino o degli stracci con carta legati con un laccio al posto del pallone, oppure un frutto di mango. Fu in quel periodo che un suo compagno di scuola gli diede il soprannome Pelè. Sebbene egli non abbia mai nascosto di non gradire il nomignolo, esso rimase l’appellativo con cui è stato consegnato alla storia del calcio.

Di lui ricordiamo 580 reti segnate in 568 partite, la genialità, lo scatto veloce, le qualità tecniche, una coordinazione fantastica e, come sottolineato in molti articoli, “il fiuto del goal istintivo, da killer in area di rigore”, senza dimenticare però il lato umano, l’amore per lo sport e l’impegno politico e sociale.

Sinisa Mihajlović è stato un calciatore/allenatore serbo con cittadinanza italiana, il suo ruolo era difensore e centrocampista.

Il 13 luglio del 2019 annuncia di avere una leucemia mieloide acuta, per questo viene sottoposto ad un trapianto di midollo osseo. Nel 2022, dopo un miglioramento, si spegne all’età di 53 anni.

Dotato di un sinistro potente e preciso, viene ritenuto uno dei maggiori specialisti della sua generazione nell’esecuzione di calci piazzati: acquisì questa reputazione durante la sua militanza nelle file della Stella Rossa, allorché il suo tiro divenne oggetto di studio di alcuni ricercatori del dipartimento di fisica dell’Università di Belgrado, i quali calcolarono una velocità massima di 160 km/h.

Il giocatore perfezionò ulteriormente le proprie doti con l’arrivo in Italia: dapprima incentrati sulla potenza, i suoi tiri divennero progressivamente più precisi. In Serie A, Mihajlović ha realizzato 28 reti su punizione, di cui 3 in una sola partita: si tratta di due record per il massimo campionato italiano, il primo dei quali calcolato a partire dal 1987, il secondo condiviso con Giuseppe Signori.

In origine centrocampista avanzato che prediligeva la fascia sinistra, nei primi anni di militanza nel campionato italiano non brillò per continuità di rendimento né per senso tattico, pur lasciando intravedere qualità tecniche e fisiche di tutto rispetto. Ebbe un decisivo cambio di ruolo nelle file della Sampdoria: schierato al centro della difesa dall’allenatore svedese Sven-Göran Eriksson, Mihajlović diede prova di significativi miglioramenti, al punto da essere considerato, sul finire degli anni 1990, il più rappresentativo tra i giocatori jugoslavi, nonché uno dei migliori difensori nel panorama calcistico mondiale dell’epoca, grazie alla capacità di svolgere compiti difensivi e di impostazione della manovra con eguale efficacia.

È stato un allenatore noto per la decisione e la severità con cui spronava i propri giocatori a dare il meglio di sé stessi.

La morte di Gianluca Vialli è avvenuta il 6 gennaio 2023 al Royal Marsden Hospital di Londra, dove era ricoverato da qualche settimana in seguito al peggioramento delle sue condizioni di salute dovute a un tumore al pancreas, diagnosticatogli nel 2017.

Gianluca era un fuoriclasse, dotato di tecnica, velocità, dinamismo, forza fisica e resistenza agli sforzi prolungati. Negli anni ‘80 e ‘90 era ritenuto da molti il più forte attaccante italiano e uno dei migliori al mondo.

Gianluca Vialli ha giocato in molte squadre: nel 1980 nella Cremonese, nel 1984 alla Sampdoria con il suo migliore amico Roberto Mancini, nel 1991 si trasferì alla Juventus con il suo fedelissimo amico Roberto Baggio, infine al Chelsea nel 1996. Dal 1998 è stato allenatore.

Di lui ricordiamo l’atteggiamento cordiale e misurato dentro e fuori dal campo, il coraggio e la forza nell’affrontare il periodo critico della malattia, il sorriso sul volto fino all’ultimo.

“La felicità dipende dalla prospettiva con la quale guardi la vita, non ti devi dare delle arie, devi ascoltare di più e parlare di meno, migliorare ogni giorno, devi aiutare gli altri”. Un insegnamento per tutti di un campione davvero grande.

foto dal web

Amir Mazzi, Niccolò Valenti, Gianluca Spelgatti e Adam Barakat