Giovanni Merla si racconta: “Gli animali mi hanno insegnato il valore della vita”
4 giugno 2021 - Tempo di lettura: 8 minuti
Categoria: Attualità e CulturaAnimali, frutta, ortaggi, tanto sacrificio e amore. Questi sono gli “ingredienti” della fattoria di Giovanni Merla, loverese, che vive da qualche anno a Pianico in provincia di Bergamo. Dopo un periodo buio in cui ha toccato il fondo a causa della droga, egli è rinato e, con i suoi animali, vive una vita sana, nuova, arrivando a essere protagonista del film “Squilibrio” che ha varcato l’Oceano per arrivare in selezione a Toronto, all’ Independent Film Festival Of Cift, a marzo di quest’anno, e in finale al Rome Independent film Awards. La prima assoluta mondiale si svolgerà a Bologna il 6 giugno.
Siamo andati qualche settimana fa a trovarlo nella sua fattoria per conoscerlo meglio ed avere informazioni sul suo stile di vita, sulla sua esperienza a 360° a contatto con la natura.

Come e perché è iniziata questa tua vita con gli animali?
Questa vita è iniziata perché ho fatto cose sbagliate che mi hanno portato ad avere brutti problemi, a stare male, lontano dalla mia famiglia, dai miei affetti e dalla mia fidanzata. E finalmente quando ho capito che la strada che avevo preso era sbagliata, mi sono fatto aiutare per guarire da questa mia dipendenza. La psicologa che mi ha aiutato, mi ha chiesto il motivo per cui non ero felice, dal momento che ero un giornalista professionista; io le ho risposto che stavo male e non mi sentivo sempre bene, lei mi ha chiesto di scrivere su un foglio di carta cosa mi rendeva davvero felice. Le ho risposto: la natura, gli animali, così lei mi ha detto di cominciare. Quindi ho preso qualche gallina ed ora ho più di settanta animali e vivo con loro.
In una parola cosa significano per te? Che gratificazione ne ricevi dal tuo rapporto con loro?
Io penso che gli animali siano persone non umane, perché sono degli individui che hanno un’intelligenza emotiva straordinaria e hanno una trasparenza, una purezza dell’anima incredibile, sono sinceri e ti danno tanto amore. Gli animali mi hanno insegnato tantissime cose: il rispetto della vita, le responsabilità che bisogna avere ogni giorno nei loro confronti, il sacrificio e la voglia di donare agli altri. Quindi credo che le gratificazioni che mi abbiano dato siano immense, perché tutti i giorni stando con loro imparo sempre qualcosa di nuovo e di positivo. Io cerco di trasmettere energia positiva anche alle altre persone che vengono a trovarci.
Quanti sono ora i tuoi animali? E quali?
Gli animali che stanno con noi sono più o meno una settantina: due cani pastori, quattro capre di razza tibetana e due dell’Adamello, una vacca Blu belga, che è utilizzata sostanzialmente per produrre carne, ma l’abbiamo salvata e la terremo sempre con noi. Abbiamo un toro nato da un incrocio con una pezzata rossa, trentaquattro galline, tre oche, due germani reali, cinque anatre, un maschio e due femmine di tacchino. Adesso la femmina ha appena dato alla luce due pulcini. Inoltre abbiamo tredici gatti sterilizzati che sono stati abbandonati.
L’ultimo arrivato è un agnellino, che è nato il quattordici marzo e da quando aveva due giorni lo stiamo svezzando con il biberon, proprio come se fosse un bambino.

Quali sono le differenze tra la vita di prima e quella di adesso?
Le differenze sono tantissime e molto, molto belle. Nella vita di prima facevo il giornalista professionista, quindi avevo un lavoro impegnativo che mi trasmetteva emozioni, facevo inchieste, articoli di diverso genere…
Però quel lavoro non mi appagava completamente. Invece la vita di adesso è una vita INCREDIBILE, perché mi alzo la mattina alle cinque (senza sveglia), arrivo alle sei e me ne vado verso le sette la sera. Sto tutto il giorno nella natura, faccio gli orti, coltivo la terra, bado agli animali, li pulisco, li nutro nella maniera giusta. Questa vita sicuramente è molto più stimolante, ma allo stesso tempo dura. La sera sono molto stanco, però vado a letto felice. Nonostante il tantissimo lavoro che faccio, io credo di essere in VACANZA, infatti, se una persona fa ciò che ama e ci mette passione, la fatica non gli pesa MAI.
Grazie a chi o a cosa sei uscito da quel brutto giro?
Il brutto giro (ma il vero nome è cocaina, una droga pesante) porta alla morte. Tutti gli stupefacenti uccidono l’essere umano perché indeboliscono il fisico, deteriorano la mente e l’anima.
Io sono uscito da questa dipendenza grazie ad una serie di fattori: l’amore incondizionato della mia fidanzata, che è stata con me anche nei momenti più delicati, e dei miei genitori, che mi sono stati accanto senza mai mollare; fondamentale è stato l’aiuto della psicologa che si occupa delle dipendenze e di tutta l’equipe medica. Soprattutto gli animali mi hanno salvato la vita, quando ho cominciato a disintossicarmi sei anni fa, loro mi hanno sempre AIUTATO.
La famiglia come ha reagito in quel brutto periodo? E quando ne sei uscito?
La famiglia ha reagito veramente con tanto dolore, il papà e la mamma quando ho avuto gli anni tormentati hanno sofferto tanto e pure i miei fratelli; sono stati circa quasi quindici anni, la dipendenza dalla cocaina è durata quasi quindici anni, però quando sono riuscito a rivedere la luce, la gioia è stata tanta. I miei genitori hanno ritrovato il Giovanni che si era perduto. Quando accade ciò non c’è emozione più grande; ora i miei genitori sono veramente felici.
Qual è il tuo rapporto con loro ora?
Ogni tanto ci sono le discussioni, lo sappiamo tutti. È un rapporto molto di confidenza, ci si racconta tutto, però a volte c’è un po’ di “attrito” che va gestito. Ovviamente quando si discute e si litiga, bisogna trovare il modo per fare la pace.
Come riesci a sapere quali sono gli animali che devono essere salvati?
A volte gli animali ce li portano, a volte ci chiamano, a volte li trovo io per caso. Un esempio è Lucky, l’ultimo arrivato, la madre non aveva latte a sufficienza, perciò il pastore che lo aveva nel suo gregge mi ha chiamato, chiedendomi se potevo tenerlo io.
Sei da solo a gestire la tua fattoria o qualcuno ti aiuta?
Mi aiuta la mia fidanzata, poiché anche lei ha sposato questo progetto, insieme abbiamo una missione.

Di cosa vivi?
Noi viviamo di quello che produciamo, alcune famiglie vengono ogni settimana a comprare i nostri prodotti, uova, marmellate. In alcuni casi amici, persone generose che amano gli animali, fanno donazioni per aiutarci.
Ritieni che si possa vivere senza consumare la carne? Si può vivere bene mangiando vegetariano?
Io sono vegetariano da quando ho iniziato a salvare gli animali, è difficile smettere di consumarla ma è possibile. La carne è buona, noi siamo onnivori ma esempi di vegetariani oltre a me ce ne sono: sportivi professionisti hanno fatto questa scelta. Bisogna avere una dieta bilanciata, poiché troppa carne fa male.
Cosa ti ha spinto a iniziare tutto questo?
Come dicevo prima, la dott.ssa Anna Martinelli mi ha chiesto di scrivere su un foglio bianco la cosa più bella che esistesse al mondo ed io ho scritto: la natura, gli animali, i boschi. Da quel giorno ho cominciato a seguire il mio cuore. Un consiglio che do è di fare le proprie scelte seguendo il cuore, la passione.

Da cosa è nata l’idea di realizzare un lungometraggio?
Alcuni giovani registi bresciani hanno notato i nostri video su Facebook e ci hanno proposto l’idea, perché secondo loro la nostra storia è una bella storia. Ora il film sta partecipando a parecchi festival in Italia e in Europa, verso la fine di ottobre, al massimo a novembre, lo potrete vedere tutti quanti.
Cosa hai provato sapendo che il film è stato selezionato sia Roma che a Toronto?
Ho provato un’emozione molto forte, perché il film dà un messaggio di pace e di amore. Attraverso questa storia ho raccontato a più persone che gli animali sono degli esseri straordinari e meravigliosi
Ti è piaciuto fare l’attore?
Ho semplicemente interpretato le cose che faccio tutti i giorni, nella quotidianità. È vero, avevo delle telecamere addosso, ma questo non mi ha mai spaventato perché nel passato da giornalista mi era già capitato di fare esperienze simili, cioè di stare davanti a una telecamera. È stato stressante quando il regista voleva che ripetessi delle scene più volte.
Giovanni, quali sono i tuoi obiettivi per il futuro, i tuoi progetti?
Io ho un sogno, creare una struttura dove si possano salvare sia animali che delle vite umane, creare una specie di casa-famiglia dove accogliere, aiutato da una equipe di medici e professionisti, ragazzi anoressici, giovani con problemi di droga e magari anche minorenni con problemi di giustizia; vorrei dar loro la possibilità di riscattarsi attraverso l’amore e la cura degli animali.
Nell’ultima parte di questa bella chiacchierata, a cui è seguito un giro nel bosco con vista meravigliosa sul lago d’Iseo, Giovanni ci ha lasciato con un insegnamento: non servono i miracoli, non serve pensare troppo in grande, basta dare una mano a chi ne ha bisogno. Quando qualcuno è in difficoltà, bisogna aiutarlo.
Possiamo avere davanti una persona anziana che non riesce a portare la borsa della spesa o un bambino che è caduto dalla bicicletta: non dobbiamo essere indifferenti e far finta di niente ma fermarci e dare una mano. La nostra vita ha un senso se ci doniamo agli altri, perché gli ALTRI SIAMO NOI (come dice una vecchia canzone…).
Grazie Giovanni!
Testo e fotografie di
Luca Macario, Raffaele Spelgatti e Cristofer Bertoni

