Giovanni e il gigante…e vissero tutti felici e contenti
26 febbraio 2020 - Tempo di lettura: 3 minuti
Categoria: Parole per...C’era una volta in una piccola casetta in mezzo al bosco una famiglia povera.
Era composta da cinque persone, la mamma vedova, il figlio di nome Giovanni e tre bambini, Luca, Giorgio e Lucia. Era povera quindi molto spesso non c’era da mangiare.
Un giorno, mentre Giovanni era nel bosco a fare legna con i fratellini, sentì dire da due uomini che il re avrebbe dato in sposa sua figlia a chi fosse stato capace di uccidere il gigante che perseguitava la città. Allora Giovanni tornò subito a casa e disse: “Mamma, ho trovato la soluzione per tutti i nostri problemi!”.
Dopo una breve spiegazione di quello che era successo, la mamma aggiunse: “Va bene, puoi provare ad uccidere il gigante, ma devi promettermi che anche se non riuscirai nell’impresa, tornerai a casa sano e salvo!”.
In seguito, Giovanni prese un pezzo di tela rossa e ci mise dentro le cose più importanti come: un’armatura, una spada, dei vestiti di ricambio e un po’ di pane.
Fuori nevicava, ma lui non si tirò indietro e continuò per la sua strada.
Ad un certo punto Giovanni si fermò sotto un albero per mangiare ed incontrò una vecchietta, che gli chiese: “Posso avere un po’ di pane?”.
Giovanni le diede metà un pezzo di pane che aveva e i due si misero a parlare: dove andavano, cosa facevano, da dove venivano… Mentre chiacchieravano, Giovanni disse che andava ad uccidere un gigante, lo affermò con così tanto coraggio che la vecchina rimase stupita.
E quando lei gli chiese per chi faceva tutto questo, lui rispose: “Per la mia famiglia, per la mia mamma e per i miei fratellini, siamo poveri e quando sarò ricco li aiuterò!”.
Allora la vecchina si trasformò e diventò una fata, e gli disse: “Ti aiuterò, ma per avere un aiuto dovrai dimostrare di meritarlo, superando delle prove!”. Giovanni rispose: “Bene, quali sono le prove? “.
“Ma le hai già superate! La prima era la generosità e tu l’hai superata, dandomi il pane, la seconda era il coraggio e l’hai superata non avendo paura di quello che vai a fare, mentre la terza era l’altruismo e l’hai superata, facendo tutto questo per la tua famiglia. Eccoti una rosa rossa, puntala contro il gigante e lui ubbidirà a te! Addio”. E se ne andò.
Giovanni partì e, dopo poco tempo, arrivò in città; quando vide il gigante fece tutto quello che gli aveva detto la fata e costrinse il nemico ad andare via e a non tornare mai più. Tutti erano felici, perché Giovanni li aveva liberati. Ora poteva sposare la principessa, ma il re gli disse: “Per dimostrare che ti meriti la mano di mia figlia, dovrai in sole ventiquattro ore raccogliere tre sacchi di petali di rose!”. Giovanni sapeva che era impossibile, ma accettò comunque e venne spedito in una coltivazione di rose. Si trattava di una distesa di campi interamente colorata di rosso, il profumo era intenso, avrebbe inebriato chiunque!
Dopo dodici ore, aveva riempito solo un sacco, ma ad un certo punto apparve davanti a lui la fata; in sole due ore, con l’aiuto della sua bacchetta magica, finì il lavoro di Giovanni, lui la ringraziò e corse a chiamare il re mentre lei scompariva. Il re decise di permettere a Giovanni di sposare sua figlia e di punire il gigante, facendolo lavorare nei campi al posto dei contadini.
Alle nozze c’erano tutti. Dopo avere sposato la principessa, quindi esser diventato re, la sua famiglia diventò ricca e finalmente tutti vissero felici e contenti!
Giorgia Baiguini
(trascritto con l’aiuto di Raffaele Spelgatti)

