Donne, vita, libertà
25 novembre 2022 - Tempo di lettura: 5 minuti
Categoria: Attualità e CulturaIl 13 settembre 2022 la ventiduenne Mahsa Amini, conosciuta come Jina (o Zhina) Amini, è stata arrestata a Teheran dalla polizia religiosa, dove si trovava con la sua famiglia per fare acquisti, a causa della mancata osservanza della legge sull’obbligo del velo. Muore dopo tre giorni di coma, in seguito alle gravi ferite riportate.
Mahsa è nata il 21 settembre 1999, a Saqqez, nell’Iran nordoccidentale, da una famiglia curda composta dal fratello minore, il padre, un impiegato in un’organizzazione governativa, e la madre, casalinga. Ha frequentato la Taleghani Girls’ High School di Saqqez, dove si è diplomata nel 2018.
“Donne, vita, libertà“. Nelle piazze e nelle strade, dopo questo fatto, cominciano a sentirsi le voci di donne che sventolano i loro hijab, in senso di sfida, di fronte ai poliziotti. Gli agenti sparano proiettili di gomma e proiettili veri, contro donne e uomini scesi nelle varie piazze dell’Iran per chiedere giustizia. Un movimento che si sta allargando a macchia d’olio, in difesa dei diritti, in difesa della libertà, in difesa della vita.
In Iran lo hijab è obbligatorio e si rischia la prigione se messo scorrettamente. Le donne sono ormai abituate a quest’obbligo, ma ci sono alcune che lo indossano scorrettamente per sbaglio, come nel caso di Mahsa, oppure ci sono donne che lo fanno anche per distinguersi e per mostrare al regime iraniano che la donna non è solo un velo.
Attualmente esse non hanno il diritto di cantare (se non accompagnate da un duetto con un uomo) e di ballare, di recarsi negli stadi (eccetto per le partite della nazionale), di ricevere un’eredità adeguata, di vestirsi come vogliono (con l’obbligo di indossare l’hijab) e di viaggiare all’estero da sole (se sposate).
Le donne godono di alcuni diritti, ma molti che avevano ottenuto durante il periodo monarchico sono stati aboliti o pesantemente ridotti secondo la legge islamica. Afghanistan e Iran sono gli unici due paesi al mondo dove l’utilizzo dello hijab è obbligatorio in quanto imposto per legge.
L’Iran, come ben sappiamo, è uno Stato dell’Asia situato all’estremità orientale del Medio Oriente, ha come capitale Teheran e una popolazione di quasi 85 milioni di abitanti. La religione di stato è l’Islam, con una stima di fedeli che varia tra il 90% e il 95%, mentre dal 4% all’8% della popolazione è ritenuta invece sunnita, per la maggior parte di etnia curda e baluci. Il rimanente 2% è composto da minoranze non-musulmane, fra le quali gli ebrei, i cristiani, gli yazidi, gli induisti. Le minoranze religiose, sia musulmane sia non islamiche, sono ufficialmente tollerate. Tuttavia fa eccezione la bahá’í, la quale è stata discriminata sin quasi dalla sua nascita. La lingua ufficiale è il persiano, è obbligatorio comunque imparare l’inglese e l’arabo classico per la corretta lettura del Corano. Dal 1979 vige nel paese la pena di morte per vari tipi di reati. Torture e maltrattamenti sono pratiche diffuse e sistematiche.
Mahsa presentava ferite simili a quelle di un pestaggio, anche se la polizia continua ad affermare che lei sia morta a seguito di un infarto. Testimoni oculari affermano però che lei sia stata picchiata e di seguito abbia battuto la testa, causando un’emorragia cerebrale.
Anche Hadith Najafi era un attivista iraniana, uccisa da dei poliziotti dopo aver pubblicato un video dove si faceva una coda senza portare il velo. Sarebbe stata raggiunta da sei colpi di pistola a Karaj. Alcuni attivisti e giornalisti dicono che sia stato un vero e proprio omicidio. Più di 1.200 manifestanti sono stati arrestati e, secondo la ONG Iran Human Rights, più di 76 persone hanno perso la vita a causa delle proteste.
Questi fatti sono gravissimi e hanno colpito profondamente l’opinione pubblica di tutto il mondo. Sono state organizzate vere e proprie proteste, non solo in Iran ma in molti paesi europei e del mondo. A Parigi la polizia ha usato gas lacrimogeni per respingere i manifestanti, indignati per la morte di Mahsa. Anche in Italia si è deciso di protestare e alzare la voce: molte città si sono riempite di manifestanti che hanno espresso il loro dissenso con azioni quali il taglio di ciocche di capelli e slogan contro il governo iraniano.
Ad esempio il 1° ottobre 2022, davanti alla sede dell’ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran in via Nomentana, la città di Roma ha visto centinaia di persone manifestare con slogan quali “Donna, vita, libertà” e “No alla dittatura”. L’obiettivo è esprimere il proprio sostegno alle donne iraniane che denunciano il regime degli ayatollah e rivendicano i loro diritti.
Secondo me, in un paese moderno, è giusto che una persona possa scegliere se mettere il velo o meno. Qualcuno obietta dicendo che chi non è d’accordo con la legge islamica può cambiare paese e trasferirsi altrove. Non mi sembra corretto questo tipo di approccio. Perché una donna dovrebbe cambiare paese? E con chi? Insieme ad un uomo, considerando che per una donna non vi è libertà di movimento?
Credo che tutti noi oggi dobbiamo mobilitarci per fare in modo che questi fatti non accadano più, dobbiamo lottare per un mondo in cui ci siano diritti, libertà e giustizia, un mondo senza discriminazioni. Un mondo in cui le donne possano avere il diritto di scegliere.
Kerol Cuni



