Cosa sta accadendo al nostro ecosistema? Ora tocca a noi salvare il pianeta!
15 ottobre 2020 - Tempo di lettura: 3 minuti
Categoria: Attualità e Cultura7 anni. Soltanto sette anni. È questo il tempo verificato dagli studiosi, che ci resta prima di arrivare ad un punto di non ritorno, quello che abbiamo per cambiare la situazione mondiale. Non basta soltanto la metà della popolazione che se ne preoccupa, ci vuole il contributo di tutte le nazioni e di ognuno, nel suo piccolo.
A ricordarci il terrificante countdown è il Climate Clock, opera realizzata dagli artisti Andrew Boyd e Gan Golan, in onore della Climate Week; inaugurato il 19 settembre scorso e rimosso la settimana successiva, il 27, a New York City, Manhattan.
Il display si mostra chiaro e leggibile da tutti, con le cifre a caratteri cubitali rosse; l’orologio, nella sua semplicità ci vuole mandare un messaggio fondamentale: nulla è eterno, basta solo un aumento di 1.5° gradi per rendere la vita sul pianeta insostenibile.

Sono molti i segnali a dimostrazione di questo fatto, il covid-19 uno di questi; è stato dimostrato grazie a diversi studi, alcuni dei quali già condotti con l’epidemia di influenza Sars del 2002, che il contagio si propaga più velocemente e con più potenza nelle zone con maggior concentrazione di Co².
Spiegano gli epidemiologi che, con l’andare avanti negli anni, senza la riduzione delle emissioni, le malattie virali del sistema respiratorio si diffonderanno ulteriormente, causando un disastroso calo demografico e una profonda crisi economica.
Anche il particolare clima sviluppato negli ultimi anni è un avvertimento preoccupante, con l’instabilità più totale nelle precipitazioni, che si sono intensificate in alcuni continenti, portando eccessivi fenomeni e danni e quasi estinguendosi in altri. Le stagioni non seguono più i loro cicli abituali.

In questi anni, siamo riusciti ad avere nazioni in cui il tasso di inquinamento aereo supera il 20%, dove meno del 10% dei cittadini respira aria pulita e anche in assenza di pandemie è necessario l’uso della mascherina.
Questa è la classifica attuale:
1 – Repubblica Cinese 20,09%
2 – Stati Uniti d’ America 17,89%
3 – Unione Europea 12,08%
4 – Unione Sovietica 7,53%
5 – India 4,10%
6 – Giappone 3,79%
7 – Brasile 2,48%
8 – Canada 1,95%
Nemmeno in Italia siamo in situazione migliore, la vicina Brescia è tra le 50 città più inquinate. Anche per questo il virus si è sviluppato ulteriormente rispetto a molte altre zone.
Oltre a ciò siamo conosciuti per gli incendi ai rifiuti, che hanno dato una triste fama ai territori della Campania e del Meridione; le bande criminali sono solite dar fuoco a materiali tossici, spesso per conto di aziende che non sanno come smaltirli e preferiscono compierlo abusivamente, distruggendo territori ed edifici.

In tutto il mondo la gente si sta impegnando per cambiare la situazione, ma non bastano gli specialisti con le loro invenzioni e nemmeno i grandi del mondo; poiché ognuno, con il suo, anche se piccolo, contributo può fare molto.
Dato che la gente tende a passare molto del suo tempo sui social media, sono stati creati siti appositi, dove si possono firmare petizioni, o soltanto osservare video e pubblicità donando denaro utile alla causa.
Recentemente è stata realizzata un’applicazione, dedicata ai problemi ambientali e molte altre piaghe sociali, come il razzismo, la misoginia, la povertà, l’ingiustizia, la mancanza di istruzione e molti altri problemi.
Con essa si può decidere se guardare annunci destinando il guadagno alle diverse cause, oppure fare donazioni con un pagamento diretto.
Consiglio a tutti di sfogliare il sito, aiutati da un adulto. https://www.globalgoals.org/

Mi raccomando, ricordate che il tempo stringe, questo è il nostro pianeta, tocca a noi cambiare le cose!
Sara Calzolari