Convivere con il diabete: com’è cambiata la mia vita
28 gennaio 2020 - Tempo di lettura: 4 minuti
Categoria: Attualità e CulturaÈ da quando ho 10 anni che so cosa si prova ad avere il diabete: tanta stanchezza, sete in continuazione, corse in bagno, fiatone anche senza fare nulla.
Le mie abitudini sono cambiate in meno di un giorno… Non dimenticherò mai quel martedì quando i miei genitori mi hanno portata in ospedale vicino a casa da dove, con urgenza, mi hanno trasferita agli Spedali Civili di Brescia. Lì le analisi parlavano chiaro: 380 di glicemia, avevo il diabete.
Non me ne rendevo conto perché dormivo in continuazione. Sarebbero stati i giorni successivi a farmi capire come la mia routine sarebbe cambiata. A spiegarmelo fu lo staff delle dottoresse, diabetologhe, Prandi Elena e Felappi Barbara, che mi hanno seguita in ogni dettaglio e, passo dopo passo, mi hanno preparata ad affrontare questa nuova avventura che per me sarebbe diventata la prassi. Infatti, ogni giorno, devo fare 5/6 insuline: a colazione, pranzo, merenda, cena e anche una che mi inietto tutte le sere e dura venti ore; alcuni giorni anche più di sei, se vengono calcolate le correzioni della glicemia, perché il glucosio alto è molto pericoloso, porta alla cecità, alla perdita di sensibilità degli arti inferiori e altro. Pure il glucosio basso è pericoloso e può portare allo svenimento e, se non trattato all’istante, potrebbe causare addirittura la morte, così come il glucosio alto.
La mia giornata si svolge come quella di una persona normale solo con qualche cosa in più, ovvero insuline e misurazioni glicemiche. Anche quando sono a scuola comunico con la mia famiglia, mandando la foto della misurazione e loro mi dicono se va bene o se devo fare un bolo di insulina o se mangiare.
Torno a casa all’una, faccio la prova della glicemia e anche l’insulina e poi mangio; dopo due ore, al termine dell’azione dell’insulina, faccio la prova per vedere se ha fatto effetto, a volte, ma molto raramente, faccio merenda e, ovviamente, l’insulina. La cosa si ripete a cena; durante la notte i miei genitori si svegliano per controllare la glicemia: se è troppo bassa mi danno del succo, se è troppo alta mi fanno uno/due boli di insulina.
E tutto ciò si ripete ogni giorno della mia vita.
Ecco nello specifico in che cosa consiste il diabete di tipo 1.

Se hai questi sintomi devi allarmarti!
Questa patologia colpisce specialmente i bambini in cui è più facile percepire i sintomi.
Il diabete di tipo 1 è causato da un “errore” degli anticorpi che, al posto di uccidere i virus, hanno ucciso le cellule insuliniche. Quindi anche mangiando poco, la glicemia (livello di zucchero nel sangue) sale e, a forza di accumulare zuccheri senza bruciarli, viene parecchia sete. Per esempio come se avessimo mangiato del sale.

Questo è un sensore che viene applicato sul braccio e che rileva la glicemia, però non dice il livello di zucchero effettivo perché l’ago che c’è all’interno arriva nel muscolo.
Per avere il risultato effettivo bisogna eseguire la prova capillare, ovvero facendosi un buchino sul dito e fare uscire una goccina di sangue. Ci sono diversi tipi di sensori, per esempio il dexcom oppure il freestyle libre e tanti altri.

La macchinetta per eseguire il test capillare viene consegnata in ospedale dai diabetologi; in reparto si usa quella che si trova nel laboratorio, dove è presente tutto il necessario per fare l’insulina, la capillare e fare anche gli esami del sangue e un foglio di carta arancione su cui si segnano gli orari delle prove effettuate durante la giornata. Poi, quasi ogni giorno, si devono fare gli esami delle urine che servono per capire se si ha dello zucchero (glucosio) nelle urine e anche per capire se si hanno i chetoni (acetone).
Nonostante tutto ciò affronto la mia vita, ogni giorno, come prima, solo con qualche ostacolo da superare e con degli obiettivi da raggiungere. In tutto quello che faccio cerco di mettere tutto l’impegno possibile e tanta determinazione.
Nicole Benasseni