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Cacciatori di demoni: la leggenda dei cinque Maledetti  

1 dicembre 2022 - Tempo di lettura: 15 minuti

Categoria: Parole per...

Art by: Koyoharu Gotouge

Capitolo I

Il filo dei due mondi

Un freddo pomeriggio d’inverno, mentre sedevo sul divano con la TV spenta annoiata da tutto ciò che mi circondava, il mio sguardo cadde involontariamente sulla copertina di un manga: un’immagine disegnata dal famoso mangaka Koyoharu Gotouge, che subito mi riportò con la memoria indietro di un anno. La figura rappresentava il personaggio principale, Tanjirou Kamado, vestito con la divisa del Corpo Ammazza demoni, intento a maneggiare la sua katana, un tipo di spada molto particolare elaborato dai giapponesi fin dai primi secoli in cui i samurai fecero le loro prime comparse. Il titolo stampato sul retro del manga era il seguente: Kimetsu no yaiba, in italiano Uccisore di demoni.

Dico che questa visione mi catapultò indietro nel tempo di un anno perché ai tempi avevo una passione sfrenata per i manga e di conseguenza per gli anime, la versione a cartone animato: mi piacevano in generale i fantasy/thriller perché regalano un po’ di brividi e qualche bello scenario eroico che tutti noi sogniamo di vivere. Per essere più precisi la faccenda non si fermò all’anno scorso, anzi, continua a piacermi questo mondo surreale che amo tentare di riprodurre nei miei disegni.

Ma tutto questo discorso non è molto importante. È più importante sapere cosa successe dopo che, attratta da quell’immagine suggestiva, decisi di prenderlo in mano quel manga. Incominciai ad accarezzare la copertina. La fissai intensamente per qualche minuto, tentando di allenare la mia memoria visiva a ricordare i tratti del personaggio raffigurato. Odorai la carta inchiostrata e cominciai a sentire la voglia di scrivere un romanzo che fosse epico quanto quel manga anche senza avere le illustrazioni. E dopo che la voglia mi fu salita circa nella zona del petto, mi guizzò l’idea, una bella storia che dà coraggio a chi ha paura e rinvigorisce chi si annoia.

Nell’antichità il mondo del reale e del soprannaturale erano uniti, non esisteva uno senza l’altro. I due mondi erano collegati da un sottile filo annodato in una maniera indissolubile, protetto dal tempio di Ryu, il tempio del Dragone. Gli antichi veneravano i dragoni che proteggevano le terre come se fossero stati divinità. Ce n’erano cinque: quello della terra, quello dell’acqua, quello del fuoco, quello dell’aria e quello della luce, il più forte tra i cinque.

Chi era a conoscenza della magia governava proteggendo il popolo che non poteva evocarla dagli attacchi dei demoni, mostri tenebrosi dagli occhi scintillanti di rosso che agitavano i sogni e talvolta facevano diventare folli le loro prede, fino ad ucciderle. Per evitare questi macabri avvenimenti, i governatori formarono delle squadre speciali, squadre di Cacciatori di demoni, uomini e donne addestrati al loro lavoro fin dalla tenera età. Insegnarono ai giovani Cacciatori tutte le tecniche magiche e ipnotiche che conoscevano e ogni sorta di arte marziale, compreso tutto ciò che insegnava a destreggiarsi nell’utilizzo delle armi. I due mondi vissero in armonia per secoli.

Tuttavia, circolava una leggenda che ingolosiva molti affamati di potere: colui che avesse sciolto il nodo indissolubile avrebbe separato i due mondi, rendendo il mondo magico omogeneo e più potente di quello non magico. In più la leggenda prometteva al vincitore il governo sul mondo del surreale e un premio tanto ambito dagli uomini: l’immortalità posseduta dai dragoni.

Fu così che durante il Medioevo successe lo strazio: cinque Cacciatori, chiamati “I cinque Maledetti”, trovarono la soluzione per sciogliere il nodo del tempio di Ryu.

Kibuzuji Muzan, Demon Slayer (SEASON 1)

I dragoni scoprirono troppo tardi la follia che essi volevano compiere. Nel preciso istante in cui le feroci creature atterrarono nei pressi del tempio, i cinque Maledetti sfoderarono le loro armi e con esse tranciarono il filo, dividendolo in cinque parti. Un enorme onda d’urto sconvolse il tempio mentre il mondo del reale e del surreale si dividevano. Tuttavia, alcuni elementi del surreale rimasero intrappolati nel reale, come alcuni demoni dei sogni, alcuni uomini di natura magica e alcuni oggetti che conservavano i segreti del surreale. I dragoni rimasero pietrificati nel vero senso del termine: le loro vite immortali vennero assorbite dai corpi dei Maledetti e le loro membra si trasformarono in pietra come se fossero un ricordo di un’era passata.

I Maledetti cominciarono a ringiovanire come effetto della loro nuova immortalità. Ma la cosa peggiore non fu tanto il potere che acquisirono, bensì la mostruosità dei demoni che perseguitavano i sogni devastando e terrorizzando i due mondi separati, dove ormai nessuno sperava più nell’organizzazione dei Cacciatori, dato che era stata sciolta per il disonore arrecato dalle gesta ignobili dei Maledetti, e ognuno pensava alla propria sopravvivenza.

Ma quei pochi fiduciosi che ancora volevano sperare raccontavano in giro quella che molti consideravano il seguito della leggenda avverata dai Maledetti: La tirannide cesserà, quando la potenza di cinque giovani sorgerà. Ma questa era solo una leggenda e dopo secoli e secoli nulla cambiò e ben presto il mondo reale perse il ricordo del suo legame con il surreale e ciò che di surreale vi era rimasto dovette nascondersi nell’oscurità.     

 

         Mostro dei sogni

***

10 maggio 2123.

Era un dì di sole nel mondo del reale dove ormai tutti avevano dimenticato ogni cosa a parte i demoni dei sogni. I fiori decoravano i prati. Il cielo era di un azzurro limpido. Si respirava nell’aria l’odore dell’estate che si avvicinava. Le strade erano ben asfaltate, i palazzi enormi controllati da segretari robot. I ragazzini giocavano per strada con i loro nuovissimi over board fluttuanti. Gli unici cinque rimasti a piedi senza un briciolo di speranza di poter ricevere quei giocattoli costosissimi come regalo di Natale, giocavano in disparte. Nessuno li guardava. Erano i cinque sfortunati a cui nessuno si interessa. Ma a loro non importava molto perché erano i classici ragazzini a cui piaceva usare l’immaginazione per inventarsi delle lotte ninja.

La più grande del gruppo aveva ormai quindici anni. Aveva i capelli ricci, lunghi, castani e gli occhi color nocciola che sprizzavano di gioia e di fierezza. Lei era il sensei del gruppo, il ninja esperto che insegna ai ninja meno esperti. Si chiamava Arianna.

Poi c’era Tomas, tredici anni, capelli rosso fuoco e occhi verde mare, migliore amico di Arianna. Emily, dieci anni, sorella di Tomas, capelli lunghi e rossi e occhi azzurri come il cielo. Liam, sette anni, il più piccolo del gruppo e fratello di Tomas ed Emily, capelli biondi come il grano e occhi azzurri come il cielo anche lui. E infine Massimo, dodici anni, fratello di Arianna, capelli ricci e castani e occhi color nocciola.

I cinque indossavano le loro fasce ninja improvvisate con disegnato il simboletto del clan. Arianna aveva avuto l’idea di creare delle armi ninja con degli origami di carta: tre kunai (pugnaletti) e tre shuriken (stelle ninja) ciascuno. Con queste attrezzature cominciarono i loro scontri a distanza ravvicinata. Poi iniziarono a fare lotte corpo a corpo con l’aiuto di Arianna, che di arti marziali se ne intendeva anche più del dovuto. E infine c’erano le arti magiche, tecniche speciali ed efficaci inventate dalla stessa Arianna. Ne aveva create alcune particolari: l’occhio di Ryu (ovvero l’occhio del Dragone) e i sette inganni della morte. Fatto sta che arti magiche era una materia giovane ancora in via di sperimentazione e quindi ancora poco usata nella loro banda di ninja.

Ma presto si sarebbe rivelata un’arma indispensabile.

Anche quel giorno i cinque dovevano diligentemente allenarsi per diventare ninja imbattibili. Come riscaldamento giocarono a nascondino: un vero ninja sa nascondersi nell’ombra. Poi passarono a uno scontro con spade di legno intagliate da loro. Infine iniziarono gli scontri a due a due.

Arianna adorava gli scontri a due a due. Le piaceva misurare la sua forza, la sua abilità, la sua reattività e soprattutto l’utilizzo della strategia. La strategia. Un ninja vince se sa usare le sue mosse in modo organizzato e preciso. Lo scontro di oggi era tra lei e Tomas. Emily faceva da giudice. Obiettivo principale: colpire più volte possibile l’avversario in due minuti.

“In riga per il saluto!” ordinò Emily raggiante. I due si posizionarono agli estremi opposti del campo di battaglia e fecero un leggero inchino in segno di rispetto reciproco. Entrambi sfoggiavano due sorrisetti fieri. Gli occhi di Arianna scintillarono per l’emozione. Anche Tomas sembrava non veder l’ora di incominciare. “Che vinca il migliore” augurò Arianna. Tomas assentì in silenzio. Un ciondolo color smeraldo pendeva dal collo della giovane e oscillava lentamente. I muscoli erano pronti a scattare.

Un leggero alito di vento sfiorò la sua folta chioma. Dopo qualche secondo di attesa arrivò il secondo ordine: “Viaaa!” dichiarò Emily solenne.

Tanjiro e Nezuko Kamado, Zen’itsu Agatsuma, Giyu Tomioka, Inosuke Hashibira, fan art

Il vento ora era immobile. Arianna non si mosse. Tomas nemmeno. Come pensavo, anche lui aspetta che parta prima io. E va bene. Facciamo così: ti tiro un bel kunai, Tomas, uno di quelli che nemmeno vedi arrivare ma che ti distraggono quanto basta per essere colto di sorpresa. Nascose così le mani sotto le braccia per non far intuire da dove sarebbe arrivato il colpo. Una mano era disarmata. Ma questo non era importante. Bastava convincere l’avversario che avesse tutte e due le mani occupate. Aspettò che il vento soffiasse nella sua direzione per incrementare la velocità del colpo e la precisione nella mira. Il kunai è di carta, non sarà difficile farlo viaggiare veloce. E l’attacco ingannevole funzionò. L’arma sfiorò l’orecchio di Tomas che per istinto voltò il capo e si spostò per evitarla. In quell’istante Arianna prese uno shuriken dalla tasca dei pantaloni e colpì Tomas in pieno petto. Lui voltò di scatto il capo per tornare a fissarla dritta negli occhi e sferrò un attacco furioso con un suo shuriken senza calcolare la direzione del vento.

Inosuke Hashibira, Demon Slayer (SEASON 1)

E infatti lo shuriken deviò e per Arianna non fu difficile evitarlo.

La ragazza corse poi a nascondersi dietro un muro e aspettò che Tomas tentasse di coglierla di sorpresa. Diciamo che il ragazzo non era niente male nell’ammortizzare il suono dei suoi passi. Ma lei era più veloce con la mente. Cominciò a guardarsi intorno e non poté far a meno di notare che sul pavimento era comparsa una nuova ombra che si abbassava e si allargava progressivamente. Ci siamo. Con velocità fulminea lanciò un altro shuriken che centrò in pieno Tomas. Ma questa volta lui fu più reattivo. Non perse tempo, lanciò un kunai che toccò Arianna.

Ora erano 2 a 1.

Lei rimase un attimo bloccata per lo sgomento. Cavolo! Ho fallito. Non è la prima volta che faccio questo errore. Avrei dovuto calcolare l’angolazione e rimanere meno scoperta. Stava quasi per essere colpita nuovamente quando per pura fortuna con la coda dell’occhio intravide lo shuriken e lo schivò di lato stando bene attenta a non distogliere l’attenzione dall’avversario. A questo punto devo invogliarlo a colpirmi, così schiverò i colpi e non avrà più munizioni. Sarà quindi costretto a piegarsi verso il basso per afferrare le armi libere che abbiamo lasciato sul pavimento. Devo colpirlo in quell’istante. Una volta sferrati due colpi dovrò essere veloce e rifornirmi di armi prima che lui reagisca. Se non dovessi riuscire nel mio intento di accumulare munizioni, mi basterebbe giocare le mie ultime carte: schivare i suoi colpi, fargli perdere tempo e attaccarlo con le ultime due armi che ancora mi rimangono. In questo modo non avrà scampo. Anche se dovesse colpirmi una o due volte ancora, non sarebbe mai abbastanza. Sono in vantaggio di un punto. Se ne sferro altri due saremo 4 a 1. E se lui riuscisse a colpirmi ancora qualche volta, riuscirebbe a fare un 4 a 2, al massimo un 4 a 3. E intanto il tempo sarà scaduto e io avrò la vittoria.

Iniziò a mettere in atto il suo piano. “Sei in svantaggio, caro mio. Sbrigati che il tempo scorre!”. Tomas rimase sorpreso, ma riuscì a replicare: “Ad ogni modo dubito che riuscirai a sconfiggermi. Sono sempre più veloce di te a correre”. Dannazione! Ha ragione, non avevo calcolato la sua velocità. Potrebbe sfruttare la sua dote per rinchiudermi in un angolo e non lasciarmi scampo. Grazie mille per avermi ricordato questo dettaglio, mio caro. La prossima volta faresti meglio a pensare prima di vantarti. Cominciò a tirar fuori dalla tasca l’ultimo shuriken a sua disposizione e un kunai.Sono d’accordo, ma non dovresti vantarti troppo. Non puoi mai sapere come andrà a finire lo scontro”. Arianna gli si avvicinava lentamente. Lui indietreggiava pian piano senza calcolare che dietro di lui c’era un muro. “Anche perché tra non molto sarai in trappola”. Tomas batté la schiena contro la parete. Arianna sorrise cattiva. Tomas non aveva più nemmeno un’arma in mano: erano tutte in tasca, non avrebbe mai fatto in tempo a prenderle prima di essere colpito. D’altra parte, Arianna avrebbe potuto schivare comodamente ogni colpo da dove si trovava, anche se sarebbe stato più difficile vista la sua vicinanza con l’avversario.

Con un gesto quasi invisibile lanciò le armi e lo prese.

Tomas tentò di contrattaccare ma lei si era già allontanata con una corsa all’indietro. Stava tornando al suo nascondiglio. “Vigliacca, torna qui!” urlò Tomas bruciante di rabbia perché toccato nuovamente dagli origami dell’amica.

Cominciò a correre fuori di sé, pensando unicamente al suo obbiettivo di colpirla e sconfiggerla. “Te la farò pagare!” continuò infervorito. Arianna si sporse da dietro al muro e disse con tono squallidamente calmo: “Scacco matto”.

“Stoop! L’incontro termina qui!” esclamò Emily.

“Ma come…?” sussurrò Tomas.

“Mentre correvo verso il nascondiglio ho dato una sbirciatina veloce al cronometro che teneva Emily fra le mani e ho capito che non valeva la pena attaccare nuovamente perché ormai mancavano pochi secondi al termine dell’incontro, tutto qui” rispose Arianna.

“Va bene, stavolta hai vinto. Ma puoi scommetterci che la prossima ti straccerò!” annunciò Tomas spavaldo.

“Certo, metticela tutta” disse Arianna con tono sincero, mentre si voltava per raggiungere gli altri. Tomas, da parte sua, rimase a bocca aperta per quelle parole. Lei gli sorrise e poi aggiunse: “Metticela tutta in nome della nostra amicizia”.

Sorrise anche lui annuendo e si avvicinò al resto del gruppo.

Quel giorno corse via in fretta e arrivò presto la sera. Le strade ricolme di ragazzini si svuotarono. Le prime luci dei lampioni si accendevano. Ad un tratto l’orologio da polso di Tomas vibrò e si aprì una pagina. Il ragazzo rispose ad una chiamata.

Comparse l’ologramma di sua madre. “Venite a casa che metto la pentola” ordinò la donna. Sbuffando, Tomas rispose: “Sì, ancora dieci minuti e arriviamo”. Chiuse la chiamata scocciato e guardò in direzione di Arianna. “Dieci minuti bastano per fare arti magiche” gli disse lei facendo spallucce.

Lui sorrise. “Va bene, ascoltate! Facciamo così: dieci minuti di arti magiche e poi corriamo a casa, ci state?” domandò Arianna.

“Sì” affermarono tutti in coro. “Bene. Tomas di fronte a me. Massimo con Emily e dopo faccio io con Liam. Siete tutti pronti?”.

“Sì!” esclamarono all’unisono con le sopracciglia aggrottate dalla concentrazione. Arianna ed Emily avrebbero colpito per prime. Tomas e Massimo si sarebbero difesi.

Arianna unì la mano destra alla sinistra e intrecciò fra loro le dita a mo’ di preghiera. Poi chiuse gli occhi e prese a respirare lentamente. Ascolta l’energia, raccoglila e poi… scagliala! “Occhio di Ryu!”.

Fu in quel momento che successe l’immaginabile, una cosa SURREALE per un mondo dimentico dei suoi legami con la soprannaturalità. Gli occhi di Arianna scintillarono alla luce della luna piena. Ad un tratto i lampioni si fulminarono in uno sbuffo enorme di fumo e in una pioggia di scintille. Le pupille della ragazza si assottigliarono e divennero simili a quelle di serpenti. Gli iridi si colorarono di una sfumatura simile a quella dell’ambra. I denti canini si affilarono. Cos’è tutta quest’energia? Non fece a tempo a domandarselo che stava già sferrando un colpo con le dita all’altezza dell’addome di Tomas.

Ed Emily non fu da meno. I suoi occhi si colorarono di un verde acceso, diverso dal suo solito azzurro limpido. E anche lei sferrò il suo colpo attuando un attacco che Massimo non riuscì a schivare. I due ragazzi vennero scaraventati dalla potenza degli assalti.

Zen’itsu Agastuma, Demon Slayer (SEASON 1)

Fu a questo punto, in una situazione così delicata, che anche gli occhi di Massimo e di Tomas si illuminarono: quelli di Tomas divennero blu, quelli di Massimo rosso fuoco. E dopo quell’avvenimento, inspiegabilmente i due attutirono il colpo piantando i piedi per terra e uscendo illesi dalla situazione. Dove avevano appoggiato i piedi per fermare lo schianto rimase un solco profondo circa venti centimetri.

Tutti e quattro boccheggiarono sbigottiti.

Liam, che aveva assistito alla scena dall’esterno, fu quello che rimase più sorpreso di tutti. Quasi gli veniva da piangere dallo spavento. Ma stranamente si trattenne. Invece di abbandonarsi al pianto unì le mani e chiuse gli occhi. Cominciò a rallentare il suo respiro e ascoltò la voce di Arianna parlare nei suoi ricordi: “Concentrati, Liam. Respira profondamente. Senti l’aria fresca entrare nelle tue narici e uscirne calda. Ora percepirai un formicolio leggero da qualche parte. Ecco, quella è la tua energia. Ora concentrati ed espandi la tua energia nel resto del corpo.”. Questa volta il bambino ci riuscì: si sentiva il formicolio scorrere nelle vene e diventare sempre più potente. E con tutte le sue forze e tutta la sua serietà urlò: “Occhio di Ryu!”. I suoi occhi presero a brillare di luce propria. I capelli fluttuavano senza essere sospinti dal vento, come sollevati da quell’energia. E ad un tratto ai suoi piedi comparvero cinque pezzi di un filo sottile, che scintillavano di quella luce blu che Liam aveva visto comparire nel cielo solo durante i temporali.

“E questi cosa sono?!”.

Demon Slayers

Arianna Conoscitore

To be continued…