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Alla scoperta della Guerra Bianca in Adamello

20 maggio 2019 - Tempo di lettura: 6 minuti

Categoria: Cronaca scolastica

Le classi terze al museo di Temù

Venerdì 3 maggio, insieme ai compagni delle altre terze della Scuola secondaria di primo grado, siamo andati in visita al Museo della Guerra Bianca in Adamello a Temù, in alta Valle Camonica, aperto nel luglio 2011 da un’idea di Sperandio Zani. Siamo partiti da Lovere alle ore 8, accompagnati dai nostri insegnanti e da alcuni Alpini del gruppo Ana di Sovere.

Siamo stati divisi in due gruppi differenti, per poi visitare e conoscere la storia del museo. Come prima cosa, la guida ci ha spiegato le vicende della Guerra in Adamello.

Il 24 maggio 1915 l’Italia entrò nel primo conflitto mondiale. La nemica, l’Austria. Il nemico, il freddo. Tanto freddo, la neve, il gelo, la fatica da sopportare ogni giorno durante la guerra Bianca.

Gli austriaci presero di mira il Passo del Tonale, situato poco distante da Temù. L’esercito italiano bloccò l’unica via in valle. Quando il passo, zona più importante da presidiare, venne colpito, gli austriaci erano molto armati, mentre gli italiani quasi per niente. Venne costruito uno sbarramento imponente che bloccava i nemici, che furono costretti a cercare un’altra via di fuga. I soldati non erano pronti per affrontare una guerra in alta montagna al freddo; inoltre dovevano trascinare in cima alle vette cannoni pesantissimi (come l’ippopotamo), cibo e le proprie baracche (nelle quali avrebbero dovuto dormire e vivere con l’enorme rischio di essere colpiti). 

L’insensatezza del conflitto portò quindi i rispettivi eserciti a insediarsi e combattere – per quasi quattro anni, sino al 3 novembre 1918 – fin sulle più alte cime dei massicci dell’Ortles – Cevedale e dell’Adamello – Presena.

Nel museo si trovano, in perfetto stato di conservazione, armi di vario tipo: proietti, fucili, baionette, bombe, cannoni. Per i cannoni venivano utilizzati proietti di varie misure e forme, da quelli più grandi, potenti, che andavano in una direzione perpendicolare alle zone da colpire a quelli più piccoli e deboli. A Temù si trovano circa 250 esempi di proietti, alcuni sparati ma non esplosi, riconoscibili per la corona di rame incisa da segni particolari ed altri sparati ed esplosi, di cui sono rimasti solamente alcuni frammenti.

Gli oggetti d’uso comune – tazze, quaderni, carte da gioco, lampade, fotografie, borracce, sono esposti in bacheche disposte lungo tutto il corridoio museale.

Molto interessante e ben conservato è l’enorme forno da campo che serviva per cuocere pagnotte da distribuire ai soldati. Oltre a queste venivano offerti a volte cibi in scatola. Il rancio giornaliero era versato in contenitori di latta, alcuni dei quali avevano un coperchio modestamente ermetico. Una particolarità: le tazze austriache erano smaltate mentre quelle italiane erano di latta.

Nella sezione conclusiva del museo è presente una parte di una teleferica, utilizzata per trasportare i viveri, i feriti e, in caso di necessità, gli asini. Ben conservate sono anche le slitte e le divise, con le quali i soldati si proteggevano, anche se di poco, dal freddo.

Nella sala video, le nostre guide, Fabio e Amelia, hanno proiettato un filmato che ci ha emozionato: grazie ad esso abbiamo toccato con mano il dolore provato dai soldati, la loro malinconia, la tristezza perché per tanto tempo dovevano rimanere lontani da casa.

Nell’ultima stanza, a conclusione del percorso espositivo, sono presenti delle croci. Semplici, bianche, che ricordano quanti giovani sono morti durante questo conflitto.

Abbiamo capito che la guerra è sempre sbagliata, in quanto milioni di persone perdono la vita per conflitti inutili che si possono evitare, facendo sempre prevalere la ragione e non l’egoismo.  

Le montagne lombarde non dimenticano, ricordano. E questo è bene che lo facciamo anche noi.

I combattenti mentre scalano una vetta
Slittino e arnesi utilizzati per camminare sul ghiaccio
Baracca in cui vivevano i soldati
Collegamento tra un versante e un altro
Teleferica
Gli studenti in visita al museo
Gli studenti, le guide e gli alpini davanti all’ingresso del museo

Anna Bosio, Paolo Polini e Davide Giangrande

 

 

Simone Nessi, alunno dell’IC di Lovere, è stato premiato al concorso “Guerra bianca in Adamello” dalla giuria del Museo di Temù in Valle Camonica.

Il suo originale elaborato è scritto sotto forma di lettera: un giovane soldato scrive a casa dal fronte.

Simone ha fatto parte per tre anni consecutivi della redazione del giornalino scolastico “Infiltrati Speciali”.

Pubblichiamo di seguito la sua opera.

 

25 gennaio 1916, Passo di Castellaccio

Cara madre,

in questi giorni in cui la noia uccide più delle battaglie riesco a trovare una certa lucidità mentale per esprimerti l’orrore che stiamo vivendo. Pensavo che fosse una guerra rapida e gloriosa come mi avevano detto, ma la realtà non è altro che una lunga e triste agonia.

I ragazzi come me non hanno l’opportunità di esprimere il proprio ardimento e non si sentono a loro agio in mezzo al ghiaccio e alla neve candida all’apparenza, ma dolorosa come un letto di spine. È incredibile come quel semplice bianco continuo mi faccia perdere la capacità di vedere i colori che la montagna mi donava quando io, te e il babbo visitavamo queste cime nel momento in cui la primavera si risvegliava.

Le temperature oscillano intorno ai trenta gradi sotto zero ed è quasi impossibile svolgere le attività quotidiane: i vestiti sono appesantiti dal ghiaccio e dall’umidità e non c’è nessuna madre amorevole come te che possa portarci anche solo un cambio pulito e caldo. Il cibo scarseggia e da tempo immemore non gustiamo altro che gallette; ora capisco quanto era appetitosa la polenta con il latte che da piccolo odiavo tanto.

Ricordo in modo vivido quel giorno di agosto in cui fummo attaccati dal nemico: ci trovavamo su un sentiero ghiacciato che costeggiava la cima del monte quando, all’improvviso, un mio commilitone cadde. Subito mi voltai e mi accorsi che sanguinava copiosamente dalla nuca, non aveva segni di proiettili, ma bensì di frecce.

Non feci in tempo a girarmi che una cascata di esse ci piovve addosso. Di scatto cin voltammo e correndo cercammo di tornare indietro, cosa che purtroppo ci risultò più difficile del previsto: in molti scivolarono e così facendo si esponevano ancora di più al nemico. Molti furono feriti, ma per fortuna il bilancio delle vittime non superò i cinque morti. Tornati alla base ci ritirammo nei bunker di ghiaccio che avevamo costruito al nostro arrivo per ripararci dal freddo e dalle intemperie.

I feriti non hanno la possibilità di essere curati, quindi muoiono soffrendo le pene dell’inferno e a volte mi chiedo dove sia Dio e perché non ci aiuti.

Alla fine di ogni settimana si conquistano o si perdono pochi metri che ai miei occhi sembrano solo cosparsi da caldo sangue innocente di chi ha lottato fino alla fine.

Ieri mattina mi sono svegliato per il freddo e girandomi mi sono accorto che un mio compagno era ghiacciato, le sue dita da un rosa carne e tenue erano diventate nere come il carbone di un treno. Vedere il suo corpo inerme nel ghiaccio e nella neve mi ha fatto rabbrividire e la mia impossibilità di reagire alla morte mi ha gettato in uno sconforto inconsolabile.

Madre, tremo, ho paura e solo la speranza di rivedervi mi dà la forza per proseguire in questo inferno che è la guerra.

Con affetto, tuo figlio Luigi

 

Un momento della premiazione di Simone Nessi