Abruzzo, Sardegna, Sicilia, Molise: l’Italia brucia
10 agosto 2021 - Tempo di lettura: 8 minuti
Categoria: Attualità e CulturaL’Italia è un rogo. Le cause dei terribili incendi che stanno devastando il sud della penisola ancora non sono chiare, ma finora sono stati ben 37.407 gli interventi effettuati dai Vigili del Fuoco per incendi di bosco e vegetazione su tutto il territorio nazionale, 16.000 in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Tra le regioni più colpite la Sicilia con 8.669 interventi, la Puglia con 8.628 e la Calabria con 3.785.
Al momento i velivoli delle forze armate sono impegnati in alcuni paesini in provincia di Enna, Catania, Catanzaro e in provincia di Bari, a Gravina di Puglia. I danni sono notevoli: tra foreste andate a fuoco, animali morti bruciati, raccolti persi, piante millenarie distrutte, migliaia e migliaia di sfollati e disagi sulla viabilità.
Iniziamo con la Sardegna; sono quasi 1500 le persone sfollate e più di 20mila gli ettari di terreno bruciati dai gravi incendi che sono divampati nella provincia di Oristano. Sono quasi completamente a pezzi boschi, oliveti, campi coltivati, aziende e case.


Gli incendi sono iniziati tra venerdì 23 luglio e sabato 24 in una zona boscosa del massiccio del Montiferro. Il vento e le temperature elevate hanno alimentato le fiamme, che nel corso delle giornate hanno raggiunto i centri abitati di Santu Lussurgiu e di Cuglieri, e successivamente quello di Sennariolo (Sardegna centro-occidentale). Questi comuni si trovano a pochi chilometri di distanza; all’inizio gli abitanti di Cuglieri si sono rifugiati a Sennariolo per allontanarsi dall’incendio, ma poche ore dopo hanno dovuto spostarsi di nuovo. Le fiamme hanno infine raggiunto anche Porto Alabe, località turistica di mare dove oltre 200 persone sono state costrette a lasciare le proprie case.
Si sono recati sul posto 7.500 volontari per prestare soccorso e spegnere le fiamme e 20 mezzi aerei (tra cui 7 Canadair e 13 elicotteri). Il presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas, ha dichiarato lo stato di emergenza e ha chiesto che vengano stanziati immediatamente dei fondi a sostegno della regione per aiutare le comunità colpite.
Altri incendi di minore entità hanno colpito altre zone della Sardegna, da Nord a Sud, alimentati dal forte vento degli ultimi giorni. In particolare in provincia di Sassari, il fuoco ha distrutto oltre 150 ettari di campagna, ma fortunatamente non ha raggiunto il centro abitato.
Tra i moltissimi danni causati dal fuoco nella provincia di Oristano, in Sardegna, c’è stata anche la distruzione dell’albero millenario di Cuglieri, uno dei comuni più colpiti. L’albero era un ulivo selvatico, aveva un fusto di circa 10 metri di circonferenza ed era alto 16 metri e mezzo. Era noto come olivastro di Tanca Manna, dal nome della località vicina a Cuglieri in cui si trovava, ed era registrato nell’Elenco degli alberi monumentali d’Italia dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali.


Ma non ci sono stati solo danni a vegetazione, campi coltivati e aziende. Le fiamme che stanno devastando la zona centro-occidentale dell’isola hanno sterminato decine di animali: bestiame, cavalli, cani da guardia, persino gatti intrappolati nelle gabbie.
È così che pascoli, recinti e rifugi si sono trasformati in trappole infuocate per moltissimi animali. Una strage silenziosa, quella della fauna locale, da aggiungere al triste bilancio che finora conta danni all’agricoltura, ad alcune aziende e all’antichissima vegetazione. Dietro la striscia distruttrice del fuoco restano infatti anche le carcasse carbonizzate di intere mandrie e greggi. Buoi, mucche, pecore e cavalli, raggiunti dalle fiamme all’aperto o arsi vivi mentre cercavano di stare al riparo dentro le stalle, ma non solo: in quei boschi abitava una popolazione di almeno quattrocento cervi, volpi, cinghiali e tantissime altre specie di animali selvatici.

Sono finiti al centro del rogo anche parecchi cani da guardia, sacrificati pur di non abbandonare il gregge. E proprio tanti cani e gatti, in particolare, non hanno avuto scampo quando l’incendio è divampato in mezzo a molti canili e ai gattili della zona. In un gattile di Oristano esattamente ventotto felini sono rimasti incastrati nelle gabbie. Al canile di Cabras, al contrario, decine di cani sono stati salvati dai volontari dell’Enpa e dei Vigili del Fuoco, anche se la struttura risulta completamente distrutta. Nonostante l’altissimo numero dei Forestali presenti, gli incendi in Sardegna si ripresentano ogni anno e la regione dimostra ancora una volta inefficacia nel prevenirli, priva com’è di concreti servizi di monitoraggio.
Arrivando in continente, la situazione è drammatica a Pescara, in Abruzzo, dove metà del verde si tinge di nero. L’area della Riserva naturale Pineta Dannunziana, polmone verde di Pescara, è stata devastata dal rogo che ha interessato tutta la zona Sud della città. Sono stati individuati ben quindici i focolai che hanno interessato la zona, dalla collina fino alla spiaggia.

Intanto, domati i roghi, le operazioni di bonifica vanno avanti, ma la situazione sembra tornata stabile, anche se successivamente i soccorritori sono dovuti intervenire su alcuni focolai che si sono riattivati, animati dal vento. Purtroppo appare sempre più chiara l’origine dolosa dell’incendio: al momento sarebbero stati individuati almeno tre punti di innesco. Il caso di Pescara appare particolarmente emblematico, poiché si tratta di un incendio prossimo alla città, per cui il rischio di avere vittime è superiore.
Brucia pure il Basso Molise: gli incendi sono divampati a Campomarino Lido e a Guglionesi (Campobasso). Complessivamente sono state evacuate circa mille persone, rientrate in tarda serata. A Guglionesi sono stati quindici gli appartamenti lasciati dalle famiglie durante l’incendio e quaranta le persone sfollate. Ad innescare le fiamme probabilmente piromani, ma ad agevolare la diffusione dei roghi di nuovo il vento e la vegetazione incolta.
Uno dei punti caldi rimane la Sicilia. La voluta di fumo sollevatasi dagli incendi divampati negli ultimi giorni nel palermitano è stata fotografata dalla Nasa attraverso un satellite. Meno intenso, ma visibile il fumo tra Misilmeri e Casteldaccia, nel messinese e nel catanese. E la Sicilia, ferita dalle fiamme, brucia pure nelle province di Catania, Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Siracusa.


Sono ben trentatré le squadre di volontari di Protezione civile provenienti da tutto il Nord Italia che daranno una mano per contrastare l’eccezionale ondata di incendi nella regione. Ulteriori squadre di volontari provenienti da Emilia, Friuli, Veneto, Trento, Bolzano, Piemonte e Lombardia si stanno già preparando.
L’Italia è un Paese boscoso con più di 1/3 (38%) della superficie totale nazionale coperta da foreste. Quasi 1 bosco su 3 (32%) nella penisola fa parte di aree protette e in poco meno di 30 anni sono cresciuti di quasi il 27% passando dai 9 milioni di ettari del 1990 agli attuali 11,4 milioni.
Al di là degli aspetti criminali, c’è purtroppo da considerare che gli incendi vengono favoriti e alimentati dal caldo anomalo e dalla mancanza di pioggia. Per ricostituire i boschi ridotti in cenere dal fuoco ci vorranno approssimativamente fino a 15 anni, senza contare gli ingenti danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo.
Le indagini di questi giorni in altre parti d’Italia forniscono altre prove: quattro giorni fa i carabinieri di Agnone a nord di Isernia in Molise hanno arrestato un cinquantenne con le mani annerite e le tasche piene di accendini. Ma se è vero che soltanto il 2% dei roghi ha una causa naturale mentre il 57% degli incendi sono provocati dall’uomo, quello che non è ancora chiaro è perché l’Italia brucia proprio d’estate e chi si nasconde dietro il fuoco che distrugge boschi e foreste e arriva a lambire le case.
I motivi che muovono chi appicca gli incendi sono molteplici. Uno è sicuramente la piromania, ma solo una minoranza di soggetti ha un reale disturbo psichico. Un rapporto 2021 di Legambiente indica invece motivi ben più abietti. Il reato di incendio boschivo prevede una pena fino a 15 anni in caso di danno permanente. Nonostante ciò, solo nel 2020 sono andati in fumo più di 62 mila ettari (+18,3% rispetto all’anno precedente) ma solo 552 sono stati i denunciati e 18 gli arrestati. Tra le motivazioni c’è la vendetta, il rinnovo delle aree destinate ai pascoli oppure interessi illegali.
E i dati sembrano avvalorare questa ipotesi: l’anno scorso, nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa si è registrato il 54,7% dei reati di incendio boschivo, con l’84% della superficie danneggiata.
Eppure la legge n.353 del 2000, recepita sia in Sicilia sia in Sardegna, stabilisce che «le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni». Ma in aggiunta specifica che «è inoltre vietata per dieci anni, sui predetti soprassuoli, la realizzazione di edifici nonché di strutture e infrastrutture finalizzate a insediamenti civili e attività produttive, fatti salvi i casi in cui per detta realizzazione sia stata già rilasciata, in data precedente l’incendio e sulla base degli strumenti urbanistici vigenti a tale data, la relativa autorizzazione o concessione».
Poi ci sono le problematiche incidentali, come la minore manutenzione dei boschi. Infine bisogna considerare anche i comportamenti maldestri: alcune volte a provocare gli incendi sono persone anziane che danno fuoco ai residui vegetali. E poi ci sono i casi disperati, di fronte ai quali si rimane davvero basiti! Come riferito dalle le forze dell’ordine: «Ci è capitato anche di arrestare un volontario. Appiccava il fuoco e poi interveniva con noi».
Alice Secci
(Foto dal web)