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25 aprile

15 maggio 2022 - Tempo di lettura: 6 minuti

Categoria: Attualità e Cultura

Ed è così che è giunta anche la mia fine.

Prima che qualcuno si rattristi, vi dico una cosa, a me va benissimo così, anche se non mi sarei mai aspettata di arrivare fin qui e fermarmi…

Sapete, ricordo bene la prima volta che ho incontrato i miei compagni, quelli che voi chiamate partigiani; ero molto impaurita e credo proprio anche loro, una ventina circa di ventenni impegnati insieme per salvare il proprio Paese, con l’ansia di essere fucilati da un momento all’altro. Ricordo ancora i brividi che mi percorrevano la schiena come fossero lunghi serpenti sulla mia colonna vertebrale ogni volta che uscivo di casa, sapendo benissimo che ribellandomi avrei corso gravi rischi, ma mi ero promessa che sarebbe andato tutto bene e che avrei sempre lottato con i miei amati, fino alla fine.

Però non è andato tutto bene.

Eravamo in 13 allora, adesso siamo rimasti in 5, di cui una (la sottoscritta) verrà sottratta al mondo per passare all’oltre vita raggiungendo chi ha visto morire davanti ai suoi occhi, questo solo perché ha cercato di esprimere la propria opinione rendendosi trasparente a tutti; ora verrà trasferita probabilmente in un mondo che nessuno di noi conosce, ma che sicuramente in un futuro scoprirà.

La me di qualche mese fa avrebbe voluto che questo futuro fosse il più lontano possibile, ma la cosa è cambiata, infatti, nonostante la mia voglia di vedere l’Italia come l’ho sempre sognata e per la quale ho combattuto, morire per essa non credo sia così male come sembra, avrò finalmente la libertà che ho sempre desiderato.

Sinceramente questa libertà avrei preferito vederla qui a Milano, ma evidentemente devo aspettare di trasferirmi completamente in un’altra dimensione per averla.

Che bello sarebbe stato vedere le persone tranquille, che riescono ad esprimere i loro pensieri, le loro emozioni, le loro esperienze senza interferenze del governo, visto che, ormai, da quando ci sono i fascisti tutto è falso, nessuno riesce più a fare niente, ci sono solo controlli, violenze, sangue, morte.

E dopo tutti questi anni, per qualcuno sarà già normale tutto ciò, ma io non mi sono mai abituata. Io ero solo una piccola ragazzina che voleva vivere, sognare, ribellarsi, tutto senza paura di ritrovarsi nella situazione in cui siamo ora.

La mia vita da partigiana, come ho detto prima, mi ha portato a vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, e questa non è la solita frase metaforica con cui si intende “vivi i tuoi giorni al massimo perché si vive una volta”, ma è come dire “Ehi, hai i giorni contati, quindi ribellati, lotta, reagisci prima di ritrovarti a terra stesa sotto il sole col sangue che ti ricopre il corpo”.

E ne ho visti di corpi buttati sotto il sole e ricoperti di sangue, non lo augurerei a nessuno.

La prima volta è stata il 17 di febbraio, stavo facendo una passeggiata per staccare con la mente rispetto a ciò che mi stava succedendo; ma al posto di rilassarmi credo di essermi procurata un trauma. Mentre stavo per prendere qualcosa da mangiare mi trovo davanti tre corpi molto famigliari e appena alzo la testa vedo che sono appesi a una trave di legno con una corda al collo, con gli occhi chiusi e la pelle quasi aderente alle ossa. Ho pianto molto anche se erano volti poco conosciuti in quel momento ma l’ansia ha iniziato ad attraversarmi tutto il corpo, così come il caldo che sentivo dalla testa ai piedi.

Poi il secondo episodio: era il 28 marzo e stavamo pianificando un intervento armato. Quel giorno avevamo deciso di scendere solo in otto, gli altri cinque (Elio, Luigi, Rosa, Linda, Franca e Marco) sarebbero rimasti all’inizio della via per avvisarci, nell’eventualità che qualcosa fosse andato storto. La giornata era andata benissimo, nessuno ci aveva dato segnali ed io personalmente ero sollevata, finché non ho notato che tutte le persone si stavano muovendo verso lo stesso punto: la piazza. Era sempre quella maledettissima piazza.

Ho chiesto ad un mio conoscente cosa fosse successo, mi ha detto che stavano per uccidere una decina di persone e che quindi tutti volevano assistere alla scena. Inizialmente non avevo capito, ma arrivando lì ho iniziato a realizzare. Mi sono ritrovata ad osservare a bocca aperta cinque delle persone che amavo perdere l’anima davanti ai miei occhi in modo brutale, ed è stato come se avessi visto la morte in carne ed ossa trascinarsi tra un cadavere e l’altro. Ci ho messo un bel po’ a rielaborare ciò che avevo visto ed è una delle ragioni per cui vorrei cancellare la memoria. Ho ancora l’immagine impressa nella mente: c’erano Marco ed Elio che quasi si abbracciavano con i volti rivolti verso il suolo e con le schiene martoriate.

Rosa, Linda e Franca, invece, erano a testa in su, tutte e tre messe nella stessa identica posizione con un braccio all’addome e l’altro sul cemento caldo, la faccia pallidissima e la bocca aperta. E ancora sangue dappertutto.

Mi giro di qualche grado e i miei occhi si incrociano con quelli di Luigi che stava per fare la stessa fine di tutti gli altri, il mio sguardo nel suo, parole non dette ma così chiare da capire!

Ripenso a tutte le esperienze fatte insieme, correndo con gli occhi lucidi. Non ho avuto la forza e il coraggio per vederlo morire.

Luigi mi ha sorriso. Ed è proprio questo sorriso che mi ha fatto morire dentro. Senza di lui niente più felicità, niente più nottate davanti al fuoco vicino ai bidoni verdi della spazzatura, niente più sicurezza. Niente più casa, perché sì, lui era e rimarrà sempre la mia casa. Ma sono dovuta andare avanti per lui e per tutti gli altri, e spero veramente sia fiero di me e che mi stia guardando da lassù.

Mi ricordo che ho cominciato a lottare grazie a lui, perché mi ha fatto aprire meglio gli occhi sulla realtà, voi non lo sapete ma io non capivo niente di politica, ero solo una piccola pecora insignificante in un gigantesco gregge. Ebbene sì, ero fascista, tutta colpa dei miei che mi facevano vedere solo quello che volevano che vedessi, ma grazie a Luigi ho capito tutta la verità e appena i miei si sono accorti che c’era qualcosa che non andava con me mi hanno buttato fuori casa. Ma eccomi qui, più forte e cosciente di prima, tanto non mi era comunque mai piaciuto stare in quella casa.

Non voglio sprecare fiato a parlare di loro ora, perché questi sono i miei ultimi giorni e queste le mie ultime parole.

Non so chi sentirà o leggerà mai i miei scritti, ma qualsiasi persona tu sia, ci tengo a dirti ciò: ribellati, fai ciò che ritieni giusto, insegui la libertà, e fai in modo che i tuoi figli crescano in un mondo libero, perché la vita è solo una, non stare alle regole di nessuno se non ti stanno bene, anche a costo di perdere il tuo posto dalla faccia della terra, perché una vita non è vita senza averla vissuta correndo dei rischi.

Scusate, non mi sono presentata: io sono Barbara, facevo la parrucchiera, ho 22 anni e questa è l’età che avrò per sempre.

Alma Barakat